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amo, sognare

                                                                                                                                           

                                              

 

 
 

 

 

 

 

IL Libro

 

degli Ospiti

 

   

Ognuno di noi ha dentro di sé il potere di creare,

 di realizzare un sogno, di rendere più bello e colorato il mondo

                                                

 

 

 

....è il primo giorno del resto della mia vita....

Vorrei essere ricordata non come un'amica qualsiasi

conosciuta in un giorno speciale

ma....di un'amica speciale

conosciuta in un giorno qualsiasi.....

 

 

                                                                                                                                                                                                                     

 

  

 

                                                                                                                                                                                                                                                   

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Ho avuto già il piacere di lasciare un commento nella sezione dedicata ai mitici TEMPLARI....ora uno sul guestobook lo devo pur lasciare....è inutile dirti che questo blog è MOOOLTO interessante...diverso dagli altri...mi piacerebbe farti visita ogni tanto...ciao ciao...e continua così!... <Amananth>
Dec. 24
Sono giunto qua seguendo il solstizio d'estate, fate maghi e orchi d'orati sono pronti....
Il lungo giorno ha da iniziare.... ma le oscurità non temono a scomparire!
June 20
scusami sono finito sul tuo space per sbaglio spero tu possa perdonare l'nvadenza....
cmq bello space simile al mio mondo.......a parte questo ne approfitto per farti i miei complimenti ....
ciaooo
May 28

♥₣ẫtadella₣antaѕіа♥racconta ancora.....

Lontano, molto lontano, da qualche parte al centro della galassia e a quattromila anni nel futuro, c'è un mondo con un grande sole rosso e quattro lune. Volete venire laggiù a giocare con me?

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I sogni  
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June 24

Le Streghe di San Giovanni-Parte seconda-

 

                     

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Le Streghe di Benevento

 

        Le noci di San Giovanni Clicca per vedere la foto
"... unguento unguento
mandame alla noce de Benevento
supra acqua et supra vento
et supra omne maltempo ".
Il noce è l’albero attorno al quale si riuniscono a convegno

le streghe nella notte di San Giovanni.

E’ proprio in questa notte che si devono raccogliere

dall’albero le noci, dette appunto di San Giovanni,

per la preparazione del nocino, il liquore ottenuto

dall’ infusione delle noci ancora immature nell’alcol

per qualche settimana, assieme a qualche aroma

come la cannella e i chiodi di garofano.
Il culto del noce come "albero delle streghe" è di origine druidica.
L’albero del noce era considerato sacro

 per le streghe ma non per i contadini

che lo piantavano a distanza dagli altri alberi da frutto

perchè era radicata la credenza

che questo albero ermafrodita,

che puo’ raggiungere anche i 300 anni di età,

 fosse velenoso e che la sua influenza negativa

contagiasse il terreno su cui poggiava.
Da qui l’usanza di piantarlo a distanza dagli altri alberi dell’orto.

Torna alla pagina iniziale della sezione Mito e Storia 
   La leggenda del noceClicca per vedere la foto

La leggenda del noce di Benevento risale al VII sec. d.C.
Si narra che i Longobardi, pur essendo stati convertiti al cristianesimo,

 continuavano a conservare delle usanze pagane e ad adorare idoli

che facevano parte del loro bagaglio di tradizioni ataviche.
In particolare si racconta che adorassero la Vipera,

sia in forma di idolo d'oro, che serbavano nelle proprie abitazioni,

 sia appendendo un serpente morto ad un albero:

 in questo caso, i Longobardi passavano sotto il serpente morto

e gli toccavano la testa come segno di deferenza.
Secondo alcuni la Vipera che essi adoravano,

aveva due teste, secondo altri era alata.
Sicuramente il culto pagano dei barbari si innestava

sul culto di Iside, già presente a Benevento dove sorgeva

 un tempio dedicato alla dea egizia. Iside, infatti,

era una divinità in grado di controllare i serpenti.
A quanto sembra, i Longobardi appendevano la pelle di un animale

 ai rami del noce e poi, in groppa ai cavalli con la parte anteriore

del corpo rivolto verso la coda dell'animale, cavalcando velocemente,

 in una specie di "quintana", dovevano strappare

con un'arma dei brandelli della pelle appesa all'albero,

tessuti organici che essi poi mangiavano.
L'ubicazione del noce di Benevento è controversa.

Secondo alcuni, esso nasceva sulle "ripe delle ghianare",

 lungo il corso del fiume Sabato. Secondo altri esso

si trovava nello Stretto di Barba, secondo

altri ancora in una località chiamata "Voto"

(poiché i Longobardi sotto il noce facevano dei voti o li scioglievano).
Il noce fu fatto tagliare da san Barbato. Si narra tuttavia

che l'albero, anche se tagliato, sia rispuntato più volte nello stesso luogo. Clicca per vedere la foto

 

leggi

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Cartina tratta dal De Nuce Maga di Pietro Piperno

Ma se le streghe, quelle che volano

a cavallo di scope o animali, albergano solo nella fantasia,

a Benevento dal 1860 una Strega

con la “S” maiuscola esiste e costituisce

un prodotto di eccellenza dell’enogastronomia sannita.
Fu in quell’anno, infatti, che Giuseppe Alberti

decise di creare una fabbrica di liquori.

Consapevole del fascino e dell’interesse popolare

 che ruotava intorno alla leggenda, mise in relazione

 la nascita del suo liquore al mito popolare,

secondo cui esisteva un filtro d’amore preparato

dalle streghe per unire per sempre le coppie.
Questa è la genesi del liquore Strega,

 la cui fama è tutt’oggi legata alla leggenda

e conserva un fascino sempre attuale.

La ricetta del “distillato di erba e magia”,

 come recita uno slogan del liquore,

non a caso è segreta e viene tramandata

da generazioni nella famiglia Alberti.
La distillazione coinvolge più di 50 erbe

 provenienti da varie parti del mondo:

erbe sannite (menta selvatica),

 erbe mediterranee (lavanda, ginepro, corteccia d’arancio)

 e spezie esotiche orientali (cannella, pepe di Jamaica, chiodi di garofano,

 zafferano che ne dà il caratteristico colore giallo).
Mentre se le fasi di produzione

sono conosciute poiché comuni

 alla maggior parte dei liquori,

ciò che è ignoto, e che rende la ricetta unica,

 è il dosaggio delle singole erbe.

 

 
Clicca per vedere la foto
porta s.giovanni
Porta San Giovanni a Roma

La notte di San Giovanni, a Roma,

fino al 1872 (anno in cui la festa fu soppressa dal governo italiano),

 dopo l'Ave Maria veniva sparato un colpo di cannone

che dava inizio ai festeggiamenti. Chi voleva

si metteva in attesa del passaggio delle streghe,

sedendosi, con il mento appoggiato ad un bastone doppio,

 con lo sguardo rivolto alla Santa Croce,

 scrutando il cielo. Anche nelle notti più nuvolose,

 il buon vino dei Castelli romani faceva il più del lavoro,

permettendo a tutti di avvistare streghe e fantasmi

delle grandi malvagie eroine capitoline,

come Lucrezia Borgia, la papessa Giovanna

e la famigerata donna Olimpia,

 patrona dei corrotti e dei corruttori.

Quella sera poi, ci si trovava nelle osterie

 per mangiare tutti insieme le lumache,

in modo da scongiurare futuri litigi ed appianare

insieme vecchie scaramucce. Le lumache inoltre,

in quanto animaletti cornuti, se mangiate in abbondanza,

 scongiuravano anche il pericolo di essere traditi

propri amati. Il tutto si risolveva poi

nella generale allegria e fraternità, all'insegna

dei brindisi e della buona cucina.Clicca per vedere la foto

Si riteneva che i quattro cornini delle lumache potessero essere fonte di discordia e quindi correva l’obbligo di nasconderli nello stomaco per bloccare tale rovinosa opportunità e poiché il piatto di lumache è piuttosto pesante accompagnarlo, per migliorarne la digeribilità, con un buon bicchiere di vino bianco, frizzantino e fresco è l’ideale.

 

Fuochi sulle montagne d’EuropaClicca per vedere la foto

Il fascino della festa patronale dedicata a S. Giovanni

risiede ancora oggi nei fuochi che si accendevano

(e da qualche parte tuttora si accendono), facendo ardere

 mucchietti di resina, per andare poi a osservarli da lontano, la sera.
A Firenze, sui tetti delle basiliche venivano posti

dei pentoloni di terracotta, pieni di grasso,

 che producevano dei magnifici fuochi che era possibile vedere da lontano.

Nei campi venivano accesi dei focolari propiziatori,

per allontanare il maligno e proteggere i campi.
Le fiamme erano tenute in vita fino all'alba, momento

in cui si spegnevano per lasciar spazio al più importante dei fuochi:

il sole. E si credeva che la ragazza che, guardando

il sole all'alba, vi avesse visto la testa decapitata di San Giovanni,

si sarebbe sposata entro l'anno. Addirittura in Sardegna

si ritiene che il sole all'alba saltelli tre volte

 prima di innalzarsi in cielo, come la testa di Giovanni Battista decapitato.

Ruote di fuocoClicca per vedere la foto

Per alcuni la festa di S. Giovanni sarebbe la trasformazione

di un antico culto solare (un riferimento preciso è reperibile nella festa romana

del 24 giugno indicata come “solstitium” o “campas”),

che rivela quindi radici profonde nella tradizione rituale precristiana.

 Un esempio del culto solare in ambito agricolo è rappresentato

 dal tradizionale gioco delle “ruzzole” praticato nell’Appennino modenese

 (ma attestato con piccole varianti anche in altre aree).

 Questa tradizione, che qualcuno vuole celtica e qualcun altro pre-celtica,

ha trovato la sua massima espressione nel lancio di grandi ruote

 di legno accese e non di rado inghirlandate.
Il lancio delle ruote infuocate è ancora vivo

 con le “cìdulis” delle Alpi orientali del Friuli; normalmente,

 prima di lanciare la sua “cìdule”,

il lanciatore grida «vòdi cheste cìdule onor di...» (dedico questa ruota di fuoco in onore a...)

 e accompagna l’esclamazione con il nome del santo festeggiato

 (il rituale, rifiorito in tempi recenti, si può ripetere

 anche in occasione dell‘Epifania e di vari santi patroni locali).

Queste ruote avvolte di paglia e incendiate, di cui si trova esempio

 anche in altre aree europee e spesso collegate al falò rituale,

 sono state interpretate come tentativi di ricostruzione simbolica del ciclo solare.

Le erbe di San Giovanni:


ARTEMISIA

RUTA

AGLIO

IPERICO

iperico

(scacciadiavoli anti malocchio.

I suoi petali rossi erano ritenuti pregni del sangue del santo),

 aglio pianta che protegge dalle creature malefiche.

 ( Il nome sanscrito dell'aglio significa i

nfatti "uccisore di mostri"), artemisia

 (assenzio volgare consacrata a Diana-Artemide)

la verbena ( simbolo di pace e prosperità)

e la ruta detta anche "erba allegra", perché

è un'efficace talismano contro il maligno).

leggi anche

Clicca per vedere la foto*°Streghe e Filosofia Wicca  Clicca per vedere la foto

     

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Notizie e immagini dal web

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le Streghe di San Giovanni -Parte prima-

 

                     

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Le streghe di S. Giovanni Clicca per vedere la foto

Dipinto di B. Luini.
"Salomè riceve la testa di Giovanni Battista"

Il 24 giugno è anche il giorno in cui, secondo le tradizioni italiane,

le streghe si recano, in volo, verso il "Grande Noce di Benevento";

l'albero sul quale una dea lunare avrebbe sconfitto il diavolo, rimandandolo negli inferi.
Nel rispetto di questa credenza, si sono sviluppati molti rimedi

per evitare che le streghe si soffermassero,

 durante il loro lungo viaggio, in casa di qualche sventurato.

L'uso del rosmarino e dell'ulivo benedetto e di un barattolo di sale

e una scopa di saggina sull'uscio, erano ritenuti i più efficaci.

Le streghe infatti, prima di entrare in casa,

 erano costrette a contare i chicchi di sale e i ramoscelli della scopa,

 cosa che richiedeva così tanto tempo da non permetter loro

di finire prima della mezzanotte, momento

 in cui iniziava il giorno di San Giovanni, ed erano costrette a fuggire.
Chi, invece, in quella notte non poteva mettersi al riparo,

si proteggeva nascondendo sotto la camicia

le erbe di San Giovanni: iperico, aglio, artemisia e ruta.

 Il primo perché i suoi petali rossi erano ritenuti

 pregni del sangue del santo, il secondo perché

 è una pianta che protegge dalle creature malefiche

 (il nome sanscrito dell'aglio significa infatti "uccisore di mostri"),

 la terza perché è la pianta della dea Artemide e l'ultima,

detta anche "erba allegra", perché è un'efficace talismano contro il maligno.
La notte di San Giovanni, a Roma, fino al 1872

(anno in cui la festa fu soppressa dal governo italiano),

 dopo l'Ave Maria veniva sparato un colpo di cannone

che dava inizio ai festeggiamenti. Chi voleva si metteva

 in attesa del passaggio delle streghe, sedendosi,

con il mento appoggiato ad un bastone doppio,

con lo sguardo rivolto alla Santa Croce, scrutando il cielo.

 Anche nelle notti più nuvolose, il buon vino dei Castelli romani

faceva il più del lavoro, permettendo a tutti di avvistare

streghe e fantasmi delle grandi malvagie eroine capitoline,

 come Lucrezia Borgia, la papessa Giovanna

e la famigerata donna Olimpia, patrona dei corrotti e dei corruttori.
Quella sera poi, ci si trovava nelle osterie per mangiare

 tutti insieme le lumache, in modo da scongiurare futuri litigi

ed appianare insieme vecchie scaramucce.

Le lumache inoltre, in quanto animaletti cornuti,

 se mangiate in abbondanza, scongiuravano anche il pericolo

 di essere traditi dai propri amati. Il tutto si risolveva poi

nella generale allegria e fraternità, all'insegna dei brindisi e della buona cucina.

 

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Le Streghe in ItaliaClicca per vedere la foto

Una credenza secolare, ovunque radicata in Italia, perpetuava

con rituali e superstizioni differenti la convinzione

che in questa nevralgica fase solstiziale dell’anno le streghe

o altre creature malefiche erano solite darsi convegno

nella notte tra il 23 ed il 24 giugno.

L’antica trattatistica sulla stregoneria ed anche il sapere popolare

conveniva che queste donne oscure dotate di poteri demoniaci

 si dessero appuntamento attorno ad un antichissimo albero di noce

nei pressi di Benevento. Ed esattamente con i frutti di questi alberi stregati,

 colti ancora verdi e madidi di rugiada nella notte di San Giovanni,

si preparava il nocino, liquore considerato terapeutico,

 o anche il vino “nociato” e “nocellato”.
La tradizione marchigiana in questa notte di passaggio,

carica di arcane presenze inquietanti, immagina la figura di un folletto,

 talvolta maligno ma anche più bonariamente dispettoso,

nominato “sprevengolo” (o anche “sprovincolo” o “sprovengolo”.

 Vestito di un cappello rosso e calzate con scarpine

guarda caso a guscio di noce, si presenta specialmente

quando si ha mangiato troppo, ed infatti spesso

è quasi sinonimo di indigestione. Contro le creature malefiche

 di questa notte magica il sapere popolare suggerisce un po’

ovunque l’impiego dell’aglio, ed un proverbio contadino

suggerisce infatti “Per san Giovanni si sveglion le cipolle e gli agli”.

 Molte altre erbe si raccolgono nella notte della vigilia di San Giovanni,

con la convinzione che abbiano particolari poteri benefici e terapeutici

 grazie all’intercessione salvifica del santo: con queste “misticanze”

raccolte si preparava un’acqua “magica”, da impiegare

per abluzioni reputate assolutamente rigeneranti e curative.
Sempre riguardo alle erbe “magiche” di San Giovanni,

un’altra usanza contadina ricorrente consisteva nel raccogliere

 la rugiada stillata in questa notte dei miracoli,

che veniva poi aspersa sul corpo con la convinzione

che facesse crescere i capelli, favorisse la fecondità,

curasse la pelle ed allontanasse le malattie.

Una diffusa credenza nelle campagne attribuiva pertanto

alla data di San Giovanni

 particolari proprietà soprannaturali, come anche divinatorie.
Pietanze caratteristiche invece della ricorrenza

di San Giovanni sono le lumache, il cui consumo

in questi giorni onora antiche tradizioni di carattere

 ugualmente salvifico e propiziatorio, dovute

 alle suggestioni simboliche associate a questo animale

                                 

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        San Giovanni in MarignanoClicca per vedere la foto 

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La Notte delle Streghe è una grande festa popolare,

 che sa rinnovare di anno in anno emozioni e suggestioni,

 in una sorta di rito collettivo con cui simbolicamente

 si inaugura l’estate di San Giovanni in Marignano.

Una vera e propria alchimia che unisce

 le credenze più antiche e suggestive della notte di San Giovanni,

 con la tradizione popolare locale

e con il gusto contemporaneo

dello stare insieme e dello spettacoloClicca per vedere la foto

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segue....

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June 21

Solstizio d'estate tra tradizioni e magie

  • Enya - Flora's Secret

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    Immagine:Study for The Quarrel of Oberon and Titania.jpg

    è per me un'incantevole illusione, dato che siamo fatti di quella tela

  • in cui sono tessuti i sogni ed io non mi muovo di qui, cascasse il mondo....

  • .(Shakespeare-Sogno di una notte di mezza Estate-)

    21 giugno, solstizio d’estate

    Sole allo Zenit tra scienza e leggende

    Il 21 giugno è il giorno più lungo dell’anno. Il solstizio d'estate,

  • data nella quale il Sole culmina allo zenith.

  • Si tratta di una data rilevante dal punto di vista astronomico,

  •  ma interessante anche dal punto di vista

  • della cultura e della tradizione.

  • Le giornate solstiziali d’estate e d’inverno

  • nelle tradizioni precristiane erano sacre

  • e ad esse sono legate molte feste

  •  e tradizioni vive ancora oggi.


     

    Solstizio d'estate (Litha)

     

    Litha

    In questo giorno si festeggia la forza del Sole.

    E' il giorno più lungo dell'anno.

    I nuovi druidi chiamano questo periodo Alban Heruin, tempo dell'espressione.

    La wicca chiama il 21 giugno: Litha, in questo giorno

  • la gente celebra la ricchezza della terra

  • e ringrazia la Grande Madre con generose benedizioni.

    Tra i Lapponi si festeggiava Baiwe, madre del sole,

  •  intrecciando ghirlande di fiori o d'erba

  •  e si spalmava del burro sugli stipiti delle porte come segno della sua generosita'.

    Dalla Russia, Norvegia, Svezia alla Grecia e Roma,

  •  tra gli indiani d'America e in Cina il solstizio d'estate

  • era un giorno importante. Si facevano feste

  • con torce accese intorno ai campi, in senso orario, per benedirli.
    Una donna, che rappresentava la Dea, gettava un mazzo

  • di nastri rossi, azzurri, gialli, verdi e bianchi in mezzo al fuoco,

  •  per rappresentare l'unione tra il cielo e la terra, l'inverno e l'estate, l'acqua e il fuoco.

    La chiesa ha trasformato questa festa nel giorno di San Giovanni Battista (24 giugno).

    Fonte: acquestregate (off line) 

    Immagine:Landseer Midsummer Night's Dream.jpg

    Sogno di una notte di mezza Estate di William Shakespeare

    Teseo duca d'Atene e Ippolita regina delle Amazzoni celebrano le loro nozze.
  •  Per festeggiare l'avvenimento Bottom e altri artigiani vogliono offrire
  •  loro una rappresentazione teatrale. Per lo spettacolo scelgono
  • una foresta nei dintorni della città.  Ma ecco arrivare anche gli innamorati
  • Lisandro e Ermia inseguiti da Demetrio
  • che ama Ermia e  da Elena che ama Demetrio.

    Nella foresta, durante questa bella notte d'estate ,
  •  il re e la regina delle Fate, Oberon e Titania sono
  • in piena lite d'amore. Per vendicarsi, Oberon chiede a Puck,
  •  suo fedele servitore, di spandere sugli occhi di Titania
  • un liquore magico che la farà innamorare della prima persona
  •  che incontrerà  al risveglio. Toccherà a Bottom
  •  la fortuna, trasformato in asino dalla malizia di Puck.
  •  Nel frattempo, Oberon, notando la tristezza di Elena
  • chiede a Puck di cospargere sugli occhi di Demetrio 
  •  il liquido magico. Ma il folletto si sbaglia e la confusione è totale.
  •  Elena è adesso inseguita da Lisandro e Demetrio,
  •  Ermia fino a poco prima ambita da Lisandro si trova sola...
  •  Ma Oberon ordina che tutto rientri nell'ordine.

    Teseo giunge alla foresta ed ordina le nozze di Lisandro
  •  ed Ermia e di Demetrio ed Elena. Le tre coppie celebrano
  •  insieme le nozze, mentre gli artigiani danno una rappresentazione di Piramo e Tisbe.






     
  •     Una scena di Sogno d'una notte di mezz'estate di  Shakespeare, intitolata
    "Tania, Bottom e  le            fate"; olio su  tela di John Henry Fuseli, c. 1794,
    per  il bicentenario della commedia. Zurich,                Kuntshaus.


    Litha
    solstizio d' estate

     

    Divinita': Sole e la Grande Madre

    Detto anche Sabbath di Mezza Estate

  •  e' la data in cui a vita raggiunge il suo picco e la Natura

  •  viene celebrata in tutta la sua abbondanza nel momento di massimo splendore.

    La casa viene decorata con fiori e frutti secchi,

  •  e viene invasa dai colori e dai profumi che la Natura ci dona.

  • In questa fase viene data molta importanza al Sole e al Dio,

  •  vengono anche celebrate entrambe le divinita'

  • dalla cui unione viene generata la vita e l'abbondanza.

    E' una giornata particolarmente propizia per gli incantesimi

  • di ogni genere: infatti, gli Dei ci aiutano donandoci potere e garantendoci il buon fine di ogni azione.

    In questa ricorrenza agli animali domestici, se gradito, e' concesso entrare nel Cerchio.

    Poiche' le erbe   in questo momento raggiungono

  •  il livello massimo di potere e energia,

  • si possono cogliere e dissecare per poi utilizzarle durante tutto l'anno.

    bibliografia: I segreti della Wicca - Moonchild - Edizioni Armenia



    .

    Il solstizio d’estate a Stonehenge

    Stonehenge, il famoso sito megalitico

  • che sorge al centro della piana di Salisbury,

  • 130 chilometri a sudovest di Londra,

  • comprende una costruzione formata da un cerchio

  •  di 30 monoliti alti quattro metri che racchiudono cinque triliti

  • (sorta di altari a forma di pi greco) disposti a ferro di cavallo,

  •  costruita tra il 3000 e il 1600 a.C.,

  • forse come tempio sacro, forse come osservatorio astronomico.

    Una teoria in voga tra i gruppi “New Age”

  •  sostiene che i monoliti furono innalzati seguendo

  • l'allineamento dei primi raggi del sole che spunta il giorno del solstizio

    La leggenda di Stoneheng

    In una della prime opere dedicate a  Re Artù 

  • la “Vita Merlini" (circa 1140) di Geoffrey di Monmouth,

  • si parla di un complesso circolare composto da enormi pietre,

  • la Chorea Gigantum  ("Danza dei giganti") che

  •  si trovava in Africa, poi era stato portato in Irlanda

  •  da un popolo di giganti. Qui era stato sistemato

  • sul "Monte Killarus", come monumento funebre

  • per quattrocentosessanta nobili soldati di Aurelio Ambrosius

  • uccisi dai Sassoni.
    Re Uther Pendragon tentò di trasportarlo in Inghilterra,

  • ma l'impresa era superiore alle sue forze, così dovette rivolgersi

  •  al mago Merlino. Questi, con l'aiuto degli angeli,

  • lo trasferì nella piana di Salisbury,

  • dove esiste tuttora con il nome di Stonehenge.

    Fonte: Enciclopedia dei misteri


     

    Il solstizio d'estate

    Sin d'agli albori della civiltà c'è stata

  • la consuetudine d'inserire nelle costruzioni

  •  a carattere religioso elementi architettonici ispirati d

  • a modelli astronomici e matematici per arricchire

  •  di elementi simbolici il fabbricato.

  • Il simbolismo cosmico si ritrova nelle costruzioni

  • assiro-babilonesi, in quelle dell'antico Egitto

  • e nelle opere sacre degli Ebrei.

  • Alcuni elementi architettonici, che avevano sfruttato

  •  l'osservazione di fenomeni quali

  •  il solstizio d'estate e d'inverno,

  • erano stati inseriti nel tempio che Re Salomone

  • aveva innalzato su suggerimento divino.

    Il disegno spiega l'artifizio architettonico che permette,

  •  nel giorno del solstizio d'estate, di vedere la luce solare

  •  proiettata su di un punto ben preciso del pavimento.  

    Anche a San Leonardo di Siponto ritroviamo

  • un preziosismo architettonico del genere.

  •  Ad ogni solstizio d'estate, il 21 giugno,

  •  al mezzogiorno astronomico, il sole

  • è perfettamente sulla direttrice, penetra

  • con un solo raggio all'interno della Chiesa

  • attraverso un piccolo rosone posto in una cupola

  •  e va a cadere sul pavimento al centro

  • di due pilastri che sorreggono la navata centrale

  •  in prossimità del portale laterale. Il fenomeno

  • è stato concepito con molta precisione,

  •  abbinando calcoli astronomici a quelli architettonici

  • al momento della costruzione dell'Abbazia.

  •  Simili artifizi si possono osservare in altre Chiese,

  • come ad esempio nella Cattedrale di Chartres in Francia,

  •  dove la luce passa attraverso un foro praticato in una vetrata

     

    .

    La foto qui di lato coglie il momento nel quale

  •  il fascio di luce solare passa attraverso il rosone

  • e scende fino al pavimento della chiesa.

  •  Foto di Michele Mucciacciaro.

    Copyright ©2002 Alberto Gentile

    dA

    http://www.garganonline.net/S.leo3.html

    Notte di S. Giovanni

    Immagine: San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci

    Questa è la celebrazione dei fasti gli antichi riti

  • per il solstizio d'estate, ed ha quindi dato luogo

  • per secoli a manifestazioni diverse collegate

  • con le credenze e gli usi popolari, come i fuochi di San Giovanni

  • e gli altri rituali propiziatori tipici delle feste di inizio stagione.
    Usanza collettiva in questa ricorrenza è quella

  •  della raccolta delle erbe che, nella notte che precede

  •  la festa di S. Giovanni, cioè fra il 23 ed il 24 giugno,

  • moltiplicano i propri attributi terapeutici e magici.
    In questa notte, si vive un momento magico

  •  perché essa cade appunto nei giorni solstiziali quando
    il sole si sposa con la luna e dal suo sposalizio

  • si riversano energie benefiche sulla terra

  •  e specialmente sulle erbe bagnate dalla rugiada

  • che si trasforma in un farmaco potente

  • a guarire ogni guisa di malattie cutanee.
    Il bagno causato dalla rugiada, a chi passeggia

  •  durante questa magica notte, riesce

  • a difendere la persona da ogni tipo di corruzione.
    In generale, la rugiada. che cade

  • durante una notte di Luna Piena

  • è indicata per la preparazione dell'"Acqua Lustrale",

  •  ma quella che si deposita sui vegetali

  • durante la notte del Solstizio d'Estate è la più pregiata.
    Prima ancora dell'alba recatevi in un prato pulito e isolato,

  • e legate un cordino a un grosso batuffolo di cotone.

  •  Vi basterà dunque camminare trascinandovelo dietro,

  • in modo da renderlo pregno del magico liquido.
    Ogni tanto strizzatelo

  • e mettete il liquido in una bottiglia di vetro.
    Quando avrete raccolto la quantità a voi necessaria,

  •  tappate bene il contenitore e lasciate

  • come di consueto un'offerta agli spiriti naturali

  •  o del cibo per gli animali.
    Ed è per ciò che prepariamo, con l'utilizzo di erbe,

  • pietre ed altro, particolari e potenti talismani,

  • nella convinzione poi che la particolare posizione degli astri

    RACCOLTE PARTICOLARI


  • Solo ed esclusivamente

  • in questa magica notte,

  • con un rito speciale è possibile raccogliere il fiore della
    felce che ha la virtù di difendere

  • chi lo possiede dagli incantesimi e di cacciare gli spiriti.
    Infatti, a mezzanotte

  •  il fiore si apre lentamente illuminando

  •  tutto ciò che gli è vicino.
    È questa un'erba che nessuno

  • ha mai visto in fiore, perché,

  • in un momento della stessa notte, fiorisce, forma
    il seme e torna ad essere

  • come prima e sarebbe atto empio spiare il momento di quella fioritura.
    Chi desidera procurarselo deve recarsi nel bosco e sedersi accanto alla felce tracciando con l'Athame un
    cerchio intorno ad essa ed un altro attorno a sé,

  • aprire un fazzoletto sotto la pianta, e andarsene in fretta.
    Scorsa la notte e raccolto il fazzoletto coi fiori

  •  per avventura caduti, avrebbe seco un potentissimo talismano
    per ottenere da altri qualsiasi cosa, perché

  • quei fiori eserciterebbero una forza irresistibile, da far piegare
    qualunque volontà.
    Un'altra erba magica dei questa notte è era la vinca,

  • utilizzata anch'essa per la preparazione di talismani
    vegetali.

    concorra a caricarli di virtù

    tratto da

    http://www.materterra.it/Article64.htm

     

    immagine generica

    La natura porta sempre con sè una parte di magia

    vi auguro di trascorrere serenamente

    questo Solstizio d'Estate

  • e che tutti i vostri sogni si avverino....

    Nomi animati by Follettarosa
  • e FatadellaFantasia
  • dal mio blog: Il mondo dei miei pensieri
  •  
  • December 21

    L'avvincente storia del Solstizio d'Inverno

     

     

     

     

    SOLSTIZIO D'INVERNO

    RITI MITI RIFLESSIONI POESIE...

    per gentile concessione diorsosognante21

    Che la luce del nuovo sole possa illuminare il cammino di tutti voi.
    Felice Alban Arthuan
     
    scarica il midi

     

    Il solstizio, che può essere d'estate e d'inverno,

    è ciascuno dei due punti dell'orbita terrestre in cui il Sole

    è alla massima distanza angolare rispetto al piano dell'equatore terrestre.
    La parola "solstizio" significa "Sole stazionario",

    ed indica il suo non alzarsi né abbassarsi

    rispetto all'equatore celeste.

    È in questo momento che la nostra stella si trova alla massima altezza

     sull'orizzonte dell'emisfero boreale

     (cioé quello nord, dove si trova l'Italia),

    mentre a sud la situazione è capovolta.


      A partire dal 22 giugno le ore di luce diminuiranno

     gradualmente, fino a raggiungere il minimo

    durante il solstizio d'inverno del 21 dicembre.

    Fin dall'antichità l'uomo si è reso conto del cammino ciclico

    che il Sole descrive nel cielo, traendone così spunto

    per regolare la propria vita ed arricchire di leggende la mitologia.
    Per i greci il solstizio d'estate coincideva

    con la "Porta degli uomini", cioé il momento in cui le anime

    uscivano dalla caverna cosmica.


      In Perù la divinità associata al Sole ed all'imperatore, Inti,

    riceveva sacrifici di animali ed offerte,

    affinché i raccolti estivi fossero abbondanti.


    Il cristianesimo sovrappose alle celebrazioni pagane

    la festività dedicata a San Giovanni Battista.

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      Secondo le tradizioni italiane nella notte di San Giovanni

    le streghe si levavano in volo e raggiungevano il "Grande Noce di Benevento",

     l'albero sul quale una dea lunare avrebbe sconfitto il diavolo,

     rimandandolo negli inferi. Fino al 1872 a Roma,

     dopo l'Ave Maria veniva sparato un colpo di cannone

    che dava inizio ai festeggiamenti.

    Il popolo si ritrovava nelle osterie per banchettare con le lumache,

     considerate in grado di scacciare i litigi

     ed il pericolo di essere traditi dai propri amati.

    Ma a partire dal quell'anno la festa venne soppressa dal governo italiano.

     

    CONTINUA... DA VARI SITI WEB - IMPAGINAZIONE DELL'ORSO

    December 14

    le storie del Natale


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    le storie del Natale

     

     


     

    clic

    Ho sognato che il Bambino
    venne presso il mio lettino
    e mi disse dolcemente:
    "Per Natale non vuoi niente?"
    Io pensai per prima cosa
    a te mamma sì amorosa
    a te babbo, buono tanto,
    e gli dissi:"Gesù santo,
    babbo e mamma benedici,
    fa' che sempre sian felici!"

     

    La leggenda delle Campane di Natale

    I pastori si affollarono a Betlemme mentre viaggiavano

    per incontrare il neonato re. Un piccolo bimbo cieco

     sedeva sul lato della strada maestra e, sentendo l'annuncio degli angeli,

     pregò i passanti di condurlo da Gesù Bambino.

     Nessuno aveva tempo per lui.
    Quando la folla fu passata e le strade tornarono silenziose,

     il bimbo udì in lontananza il lieve rintocco di una campana da bestiame.

     Pensò "Forse quella mucca si trova proprio

    nella stalla dove è nato Gesù bambino!" e seguì

    la campana fino alla stalla ove la mucca portò il bimbo cieco

     fino alla mangiatoia dove giaceva il neonato Gesù.

     

    La leggenda delle Palle di Natale

    A Betlemme c'era un artista di strada molto povero

    che non aveva nemmeno un dono per il Bambino Gesù così egli andò da Gesù

    e fece ciò che sapeva fare meglio, il giocoliere, e lo fece ridere.
    Questo è il perché ogni anno sull'albero di Natale appendiamo

    le Palle colorate - per ricordarci delle risate di Gesù Bambino 



     

    L'Agrifoglio.Brano di Gina Marzetti Noventa

    Il pastorello si sveglia all'improvviso.

     In cielo v'è una luce nuova: una luce mai vista a quell'ora.

     Il giovane pastore si spaventa, lascia l'ovile, attraversa il bosco:

     è nel campo aperto, sotto una bellissima volta celeste.

     Dall'alto giunge il canto soave degli Angeli.

    - Tanta pace non può venire che di lassù

     - pensa il pastorello, e sorride tranquillizzato.
    Le pecorine, a sua insaputa, l'hanno seguito e lo guardano stupite.
    Ecco sopraggiungere molta gente e tutti,

    a passi affrettati, si dirigono verso una grotta.
    - Dove andate? - chiede il pastorello.
    - Non lo sai? - risponde, per tutti, una giovane donna.

     - È nato il figlio di Dio: è sceso quaggiù per aprirci le porte del Paradiso.
    Il pastorello si unisce alla comitiva:

    anch'egli vuole vedere il Figlio di Dio. A un tratto,

     si sente turbato: tutti recano un dono, soltanto lui non ha nulla da portare a Gesù.

    Triste e sconvolto, ritorna alle sue pecore.

    Non ha nulla; nemmeno un fiore; che cosa si può donare quando si così poveri?
    Il ragazzo non sa che il dono più gradito a Gesù è il suo piccolo cuore buono.
    Ahi! Tanti spini gli pungono i piedi nudi.

     Allora il pastorello si ferma, guarda in terra ed esclama meravigliato:

    - Oh, un arbusto ancor verde!
    È una pianta di agrifoglio, dalle foglie lucide e spinose.

    Il coro di Angeli sembra avvicinarsi alla terra;

     c'è tanta festa attorno. Come si può resistere

    al desiderio di correre dal Santo Bambino anche se non si ha nulla da offrire?
    Ebbene, il pastorello andrà alla divina capanna; un ramo d'agrifoglio sarà il suo omaggio.
    Eccolo alla grotta. Si avvicina felice e confuso

     al bambino sorridente che sembra aspettarlo.
    Ma che cosa avviene? Le gocce di sangue delle sue mani, ferite dalle spine,

    si trasformano in rosse palline, che si posano

    sui verdi rami dell'arbusto che egli ha colto per Gesù.

    Al ritorno, un'altra sorpresa attende il pastorello:

     nel bosco, tra le lucenti foglie dell'agrifoglio, è tutto un rosseggiare di bacche vermiglie.
    Da quella notte di mistero, l'agrifoglio viene offerto, in segno di augurio, alle persone care.

    (Brano di Natale di G. Marzetti Noventa)

     

     

    La leggenda delle Ghirlande

    Una vigilia di Natale, quando Gesù venne a benedire gli Alberi di Natale,

    notò che l'albero di una casa era coperto da ragnatele, tessute da strani ragni.
    Quando benedisse l'albero,

    Gesù trasformò le ragnatele in bellissime ghirlande d'oro e d'argento.
    Da allora noi le usiamo per decorare i nostri abeti a Natale.

     

     

     

    con affetto FdF

    (anche se sto in silenzio per molto tempo...esisto sempre

    nei vostri cuori...)

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    August 04

    La struggente leggenda di Elaine,dama di Shalott

     

        La struggente leggenda di Elaine,

    dama di Shalott

    clik  

                                

                        

    Elegy for Darkness-The Lady of Shalott"
    In progress.
    Appearing on the cover of the novel, Banewrecker by Jacqueline Carey
    57" x 46" Oil on Paper on Panel
    © 2004 Donato Giancola

    collection of Scot Tubbs

            

    La dama di Shalllot

    Testo tradotto di"

    The lady of Shalott"

    di Alfred Lord Tennyson,Musica

    di Loreena McKennit

    Il poema The Lady of Shalott di Sir Alfred Tennyson, è  una delle leggende piu affascinanti dell'intero Ciclo Arturiano.

    Esistono più versioni della leggenda della Dama di Shalott, a cui Tennyson

    e molti pittori dell'area preraffaelita si sono ispirati;la più conosciuta è forse quella ambientata

    alla corte di Re Artù nel 972 d.C. e precisamente nei dintorni di Camelot.

    Poco lontano dalla città fortificata, infatti, sorgeva la rocca di Shalott,

    posta su di un isolotto nel mezzo del fiume Avon che attraversa Camelot.

    Nella rocca di Shalott viveva una giovane maga, la Dama di Shalott, il cui nome,

    Elaine di Astolat, non era conosciuto da alcuno, e che si diceva essere bellissima.

    La Dama aveva passato i tutti i suoi 22 anni d' età sempre  rinchiusa nella torre più alta del castello,

     quella che guardava verso la ricca e festosa Camelot. Non era mai uscita e passava il suo tempo

    a tessere. Sua madre era morta poco dopo il parto e suo padre era stato ucciso in guerra.

    Era triste la Dama, molto triste. Su di lei gravava una pesante maledizione:

    il giorno in cui avrebbe osato guardare fuori dalla finestra

     in direzione di Camelot o uscire dalla Rocca sarebbe morta.

    Per questo la Dama passava il suo tempo nella sua stanza in cima alla torre

    a tessere una magica trama in cui erano intessute le vicende del mondo

    che lei osservava attraverso un specchio d'argento incantato

    che rifletteva le luci e le immagini di Camelot e dei campi di grano intorno a Shalott.

    Sua madre prima di morire aveva a rivelato il suo nome ed il suo destino

    solamente alla fedele balia Isotta, credendo, cosi, di impedire alla maledizione di fare il suo corso.

    L'origine della maledizione che gravava sulla Lady di Shalott risaliva a 22 anni prima,

    quando Morgana, la sorella di Re Artù, al momento del concepimento incestuoso

    di suo figlio, Mordred, ebbe una visione: vide Lancillotto arrivare a Camelot

     e lo vide invaghirsi di Ginevra, moglie di re Artù. Poi, a distanza d

    i un paio di anni Lancillotto avrebbe incontrato la Dama di Shalott,

    se ne sarebbe innamorato, l'avrebbe sposata e il matrimonio

     tra Ginevra e Artù sarebbe stato salvo. Questo per Morgana

     significava che lei non avrebbe mai potuto regnare su Camelot

     assieme al suo amato fratello Artù e suo figlio Mordred

    non sarebbe mai salito al trono. Di conseguenza si recò

     dalla madre della Dama di Shalott, ormai al suo nono mese di gravidanza

    , e le lanciò una terribile maledizione:
    "Tua figlia sia maledetta, Lady Maere, che ella non possa mai guardare il mondo dalla sua finestra

     e che non possa mai uscire dalla rocca o il prezzo sarà una morte atroce.

     Io Morgana Pendragon, figlia di Ygrajne, la maledico ora nel tuo grembo

    affinché la vita che porto nel mio, ne sia pegno.

     Nulla potrà spezzare questa maledizione e per il nome di tua figlia

     io ti proibisco di parlare con chiunque di quanto hai sentito oggi e gli dei mi siano testimoni." 

    Lancillotto giunse alla corte di Artù quando il Re e Ginevra erano sposati da 5 anni.

     Egli divenne subito il campione di Ginevra e il migliore tra i cavalieri,

     trascorreva  gran parte del tempo in giro per il regno e distante da Camelot

     a causa del suo amore segreto per la Regina.
    Però egli torno a Camelot in un pomeriggio d'estate,

    cavalcando al passo per la prima volta davanti alla Rocca di Shalott.

    La sua immagine di cavaliere bellissimo e valente venne riflessa dallo specchio della Dama che se ne invaghì immediatamente e presa da un amore ardente decise

    di guardare fuori dalla finestra per osservare il suo amore con i suoi occhi.

    Nello stesso istante in cui La Dama guardò Lancillotto, anche egli la vide

     ed ella seppe che il cuore di Lancillotto sarebbe per sempre appartenuto

    a Ginevra e che il suo amore non aveva alcuna speranza.

    Proprio in quell'istante la maledizione si avverò, lo specchio si spaccò

    e cadde a terra e la Dama capì che la sua sorte era segnata.

     Immediatamente corse dalla balia, le rivelò di avere sfidato la maledizione per amore e,

    con il cuore spezzato, decise di fuggire per andare a morire il più lontano possibile

    dall'uomo che non avrebbe mai potuto essere suo.

     La sera stessa, di nascosto, la Dama fuggì dalla rocca e, su di una barca,

    scese lungo il fiume Avon scomparendo per sempre dalla vista di tutti. 

     salma di Elaine sul battello entra silenziosamente in Camelot e la sua barca-bara

    viaggia silenziosamente, forse "magicamente" lungo l'Avon,

     il fiume che percorre Camelot, sempre secondo Mallory. 

     Fa pietà... tutti domandano chi fosse, e si capisce soltanto dal nome scritto sulla barca. 

    Lancillotto stesso conclude che questa era veramente una dama bellissima.

     
    Per quanto riguarda l'ironia della sorte... dall'altra Elaine (che è Elayne La Blanke),
    Lancilotto ebbe il figlio "puro", Galahad (detto puro perché rimase celibe e vergine)
     che, secondo il racconto di Sir Thomas Mallory, era predestinato a trovare il Sacro Graal
    e salvare l'onore dei Cavalieri della Tavola Rotonda e portare onore e salute al suo amatissimo Re Artù.



     

    Lungo entrambe

    le rive del fiume

    si stendono
    vasti campi di orzo

    e segale
    che rivestono la

    brughiera fino a

    incontrare il cielo;
    e attraverso i campi

    corre la strada
    verso la turrita

    Camelot;
    E la gente va e viene,
    guardando dove 

    i gigli sbocciano
    attorno all'isola,

     li sotto,
    l'Isola di Shalott.

    Salici impalliditi,

    pioppi tremuli,
    Lievi brezze si

    oscurano e fremono
    Nella corrente che

    scorre perpetua
    intorno all'isola

    nel fiume,
    fluendo verso

    Camelot.

    Quattro mura

    grigie, quattro

    torri grige
    Sovrastano un

     prato di fiori,
    e l'isola silenziosa

     dimora
    La Signora di

    Shalott.

    Solo i mietitori,

     falciando

    mattinieri,
    nell'orzo barbuto
    odono una canzone

    che echeggia

    lietamente
    dal fiume che limpido

     si snoda,
    verso la turrita

    Camelot.
    E sotto la luna

    lo stanco mietitore,
    Ammucchiando

    covoni sull'arioso

     altipiano,
    ascoltando sussurra

    "E' la maga"
    La signora di

    Shalott.

     

    Lì intesse giorno

    e notte
    una magica tela

     dai colori vivaci.
    Ed aveva sentito

    una voce secondo

     cui
    una maledizione

    l'avrebbe colpita
    se avesse guardato

    verso Camelot.
    Non sapeva quale

    fosse la maledizione.
    E così tesseva

    assiduamente,
    ed altre preoccupazioni

    non aveva,
    la Signora di Shalott.

    E muovendosi attraverso

     uno specchio limpido
    appeso di fronte a lei

    tutto l'anno,
    ombre del mondo

    appaiono.
    Lì vede la vicina

     strada maestra
    snodarsi verso

    Camelot;
    Ed a volte attraverso

    lo specchio azzurro
    i Cavalieri giungono cavalcando a due

    a due
    Lei non ha alcun

    Cavaliere leale e fedele,
    la Signora di Shalott.

    Ma con la tela

    ancor si diletta
    ad intessere le

    magiche immagini

    dello specchio,
    perchè spesso

    attraverso le notti

    silenti
    Un funerale con

    pennacchi e luci
    e musica andava

    a Camelot;
    O quando la luna

    era alta,
    venivano due

    innamorati

    sposati di recente.
    "Mi sto stancando

    delle ombre" disse
    la Signora di Shalott.

    A un tiro d'arco dal cornicione della

    sua dimora,
    Lui cavalcò tra

    i mannelli d'orzo.
    Il sole giunse

    abbagliante fra

    le foglie ,
    e splendente

    sui gambali d'ottone
    del coraggioso

    Sir Lancelot.
    Un cavaliere

    con la croce rossa perpetuamente

    inginocchiato
    ad una dama

     nel suo scudo,
    che scintillò

    sul campo giallo,
    Presso la remota

    Shalott.

    La sua fronte ampia

     e chiara scintillò

    al sole;
    con zoccoli bruniti

    il suo cavallo passava;
    da sotto il suo elmo

     fluirono,

    mentre cavalcava,
    i suoi riccioli neri

    come il carbone,
    Mentre cavalcava

    verso Camelot.
    Dalla riva e

    dal fiume
    egli brillò nello

    specchio di cristallo,
    "Tirra lirra" presso

    il fiume
    cantò Sir Lancelot.

    Lasciò la tela,

    lasciò il telaio,
    Fece tre passi nella

    stanza,
    Vide le ninfee in fiore,
    Vide l'elmo ed il

    pennacchio,
    e guardò verso

    Camelot.
    La tela volò via

    fluttuando spiegata;
    lo specchio si spezzò

    da cima a fondo
    "la maledizione

    mi ha colta!"

    urlò
    la Signora di Shalott.

    Nel tempestoso

    vento dell'est

    che sferzava,
    I boschi giallo

    pallido

    si indebolivano
    L'ampio fiume

    nei suoi argini

    si lamentava.
    dal cielo basso

     la pioggia scrosciava
    sopra la turrita

    Camelot;
    Lei discese e trovò

    una barca

    galleggiante

    presso un salice,
    E intorno alla prua

    scrisse:
    "la Signora di Shalott."

    Ed oltre la pallida

    estensione del fiume
    come un 'audace

    veggente in estasi,
    che contempli tutta

    la propria malasorte -
    con una espressione

    vitrea
    Guardò verso Camelot.
    E sul finir del giorno
    Mollò gli ormeggi, e si distese:
    l'ampio fiume la portò

    assai lontano,
    la Signora di Shalott.

    Si udì un inno triste,

    sacro,
    Cantato forte, cantato sommessamente
    Finchè il suo sangue

    si freddò, lentamente
    Ed i suoi occhi furono oscurati completamente,
    volti alla turrita

    Camelot.
    Prima che, portata

    dalla la corrente,
    raggiungesse la

    prima casa lungo

    l'argine
    Canticchiando

    il proprio canto morì
    la Signora di Shalott.

    Sotto la torre ed

    il balcone
    vicino il muro del

    giardino e la loggia
    lei galleggiò, figura splendente
    Di un pallor mortale,

     tra le case alte
    silente dentro Camelot.
    Vennero sulla banchina
    il cavaliere, il cittadino,

     il Signore e la Dama
    E intorno alla prua

     lessero il suo nome:
    La Signora di Shalott.

    Chi è? Che c'è qui?
    Nel vicino palazzo illuminato
    si spensero i regali

     applausi
    e, per la paura,

    si segnarono
    tutti i cavalieri

     di Camelot.
    Ma Lancillotto riflettè

    per un po'
    E disse :"Ha un bel viso;
    Dio nella sua

    misericordia

    le conceda la pace
    La Signora di Shalott".

    immagini

    http://www.donatoart.com/gallery/elegy.html

    July 06

    Le poesie ispirate al mare di Sofia

    Un volo di gabbiani clicca>

    Lieve sento sull'onde soavi
    l'accostarsi di placide navi
    come voci di rive lontane.

    (Aleksandr Blok)

    clicca


    Le poesie ispirate dal mare

    di Sofia

     

    Ho imparato a sognare
     

    Ho imparato a sognare
    un giorno
    quando da bimba
    ho capito
    che il mondo
    a volte tradisce
    e ti volta le spalle
    Ho imparato a credere
    nei sogni
    quando un'amico
    mi ha tradito
    cosi'
    senza litigio
    senza motivo
    Ho sognato voli di gabbiani
    un giorno
    vedendo il mare
    diventando io stessa mare
    io stessa cielo
    io tramonto, io alba
    io pioggia, io sole
    io vento
    sognando
    di essere felice
    Ho sognato
    di avere le ali
    quando
    mi sentivo
    sommersa dal dolore
    io stessa pianto
    io lacrime
    nel vento
    Ho creduto nei sogni
    quando ho finalmente
    trovato quella chiave
    che apriva
    il cassetto
    della fantasia
    io stessa fata
    io stessa sogno
    immersa
    nel mare della vita

    Copyright ©Sofia

     

    Consolazione

    un gabbiano
    volava sopra il mare
    non l'ho scorto subito
    il sole mi accecava
    mi accecavano i dolori
    che a volte
    mi stringevano il cuore
    non riuscivo a volare
    Guardavo in alto e non vedevo
    quelle bianche ali
    volteggiare su di me
    Io sulla riva
    sulla spiaggia assolata
    non vedevo i gabbiani
    solo il mio cuore
    lacerato nel petto
    le lacrime che coprivano
    gli occhi
    piangevo sconsolata
    poi all'improvviso
    il gabbiano cesso' il suo volo
    mi venne vicino
    e con un battito d'ali
    spazzo' il mio dolore
    nel vento
    e mi porto' in alto
    nel cielo
    a volare con lui

    Copyright ©Sofia


     

     

    e tu....

    e tu sarai per sempre
    nei miei pensieri
    ti immaginero'
    come onda del mare
    impetuosa o dolce
    come gabbiano
    volare nel cielo
    come delfino
    danzare con la vita
    Sarai nei miei pensieri
    e nei miei rimpianti
    Ci sarai a volte
    nelle mie lacrime
    e nei miei sorrisi
    Non ti perderò nei miei ricordi
    e con struggente tenerezza
    ti amerò per sempre.

    Copyright ©Sofia


    Notte d'amore

    Brillavano le stelle
    quella notte
    come nereidi impazzite
    ci attraversavano
    come lampi
    accendendo
    i desideri
    Con gli occhi
    ti cercavo
    mescolando
    il tuo respiro al mio
    Noi, avidi di sogni
    e di carezze
    ci univamo
    nel corpo
    e nella mente
    sospesi
    tra terra e cielo
    noi, isola incontaminata
    e selvaggia
    in mezzo al mare
    unico e immenso

    del nostro amore

    Copyright ©Sofia

     

    Amore, amore e ancora amore

    Amore incompreso
    sprecato
    avvilito
    amore appassionato
    che si ferma
    sugli scogli
    come un'onda
    che non sa
    tornare al largo
    Amore gridato
    senza risposte
    come sibilo
    di un vento infinito
    come onda perenne
    che non trova spiagge
    Amore, amore
    cantato dai poeti
    sussurrato
    dagli amanti
    sofferto
    trovato
    perso
    Amore che smuove
    le montagne
    che percorre strade
    in salita
    che grida, che piange
    che ride di gioia
    Vita e amore
    passati
    in un lampo di luce.
    Copyright ©Sofia

    Amami

    Amami perchè io ti amo
    per il desiderio di te
    che mi brucia dentro
    Amami perchè non posso
    stare senza di te
    stare sola in silenzio
    ad aspettarti.
    Amami per la forza
    del mio amore
    che smuove le montagne
    raggiunge le stelle
    s'immerge nel mare
    dei tuoi occhi.
    Amami per quello
    che posso darti
    per quello che sono per te
    sono solo
    l'altra metà del tuo mondo
    Copyright ©Sofia

            

    Non ti farò del male

     

    Non ti farò del male
    Delfino impazzito
    che cavalchi
    le onde della vita.
    Ti porterò con me
    attraverso le valli del tempo.
    Mi immergerò con te
    negli abissi
    per sentire
    i canti delle sirene e
    sognare insieme.
    E ricameremo insieme
    trame dorate
    rubando la luce delle stelle
    intrecciati per sempre
    in un abbraccio
    d'amore.
    Copyright ©Sofia


    Così ti vedo...


     
    Così ti vedo
    come onda del mare
    a volte dolce
    posarsi sulla mia spiaggia
    A volte in tempesta
    cerchi altri scogli
    Sfuggi i tramonti
    infuocati
    cercando un'isola
    che non esiste
    rincorrendo
    i tuoi sogni
    che non mi appartengono
    cercando l'amore
    in altre spiagge
    in altri lidi
    lasciandomi sola
    con i miei pensieri
    che volano al vento
    scivolando
    come brezza leggera
    sul mare
    dei ricordi
    Onda che si spezza
    e si ricompone
    sei solo
    un'onda perenne
    che mai cessa
    di cercare
    una spiaggia
    illuminata dalla luna
    in una notte
    che non finisce mai
    Copyright ©Sofia
    user posted image
     
     a te solitario amore...

    A te
    solitario amore
    dedico
    questo canto
    nell'attesa di vederti
    ancora qui
    con me
    Non sempre
    restare soli
    vuol dire
    non amare
    Le frasi d'amore
    nascono
    dal profondo
    del cuore
    S'immergono
    nelle nuvole
    ovattate
    dei pensieri
    Volano in alto
    verso il cielo
    s'immergono
    nel mare
    della mente
    Accordano
    lo strumento
    per cantare
    un inno
    d'amore
    Parole
    di un cuore
    innamorato
    sussurro
    felice
    e incompreso
    che salgono lente
    e attendono solo
    di essere
    ascoltate.

     

    Copyright ©Sofia


    Il sapore amaro di un addio

    Il sapore amaro di un addio
    di parole dette non volute
    di pianti repressi e inariditi
    Mi ricorda
    il profumo del mare
    in tempesta
    il lento scandire delle ore
    quando ti aspettavo
    e il veloce passare del tempo
    quando ti incontravo.
    Una storia è sempre
    una storia importante
    anche quando è finita
    Un amore è sempre
    un ricordo importante
    anche quando
    non esiste
    che dentro al tuo cuore.
    Copyright ©Sofia
    Dipingi la vita
    Dipingi la vita
    con la tua fantasia
    rincorri le fate
    nei boschi
    Dipingi le stelle nel cielo
    Corri a perdifiato
    per i campi del mondo
    Raccogli i tuoi sogni
    gettali al vento
    o tienili stretti
    non lasciarli scappare
    Credi nelle fate
    nella magia di un tramonto
    nel mare alla sera
    nell'amore
    negli amici
    Afferra quell'attimo
    non farlo fuggire
    non farlo andar via
    Vola come una farfalla
    Uccidi i tuoi draghi
    Vivi sempre
    intensamente
    la tua magica
    e meravigliosa vita
    Copyright ©Sofia
     

    In silenzio

    Non sempre dire ti amo
    descrive l'amore
    a volte il silenzio
    le parole non dette
    parlano al cuore
    Gli sguardi
    che dicono
    più delle parole
    come scintille
    impazzite
    di un fuoco
    che mai potrà
    spegnersi.
    Il silenzio a volte
    raggiunge le stelle
    le accende ad una ad una
    esprime
    i desideri
    cavalca le onde
    supera le montagne
    vola nei cieli
    Non sempre l'amore
    si esprime parlando
    Il silenzio
    urla il dolore
    in silenzio a volte
    si ama.

    Copyright ©Sofia


    Insoliti gabbiani

    Ho visto fuggire un gabbiano
    laggiù in fondo al mare
    volava e planava
    verso la mia isola
    che non riesco
    a raggiungere
    Sbatteva le ali
    controvento
    come se fuggisse
    al suo destino
    impaurito e stanco
    Un gabbiano nel freddo 
    vento invernale
    volava e planava
    per raggiungere
    la mia isola
    L'isola dei sogni
    che mi appare ogni notte
    mentre sogno
    ad occhi aperti
    e mi appare in un alone
    magico irreale
    Il gabbiano e l'isola felice
    che portiamo tutti nel cuore
    L'anima che vola 
    per fuggire i pensieri
    Il cuore che batte
    solo d'amore
    noi siamo soli
    coi desideri 
    insoliti gabbiani
    che cercano un'isola
    felice su cui
    posare le loro ali

    Copyright ©Sofia

    Un cuore alla deriva


    Come naufrago su un mare di sogni
    sento che il mio cuore sta andando via
    sfuggendo i momenti e gli istanti
    gettando via i ricordi
    come un naufrago su un battello
    scosso dalle onde
    senza timone
    senza saper dove andare
    Inconsapevole naufrago
    in un mare di desideri
    vago senza meta e confini
    arrivero' forse in quell'isola
    che cerco da molto tempo...
    Intanto le onde mi cullano
    in movimenti lenti e sinuosi
    portandomi al largo
    in un viaggio senza ritorno
    nel vortice dei miei pensieri 

    Copyright © Sofia

           

    Nell'ovattata nebbia dei miei ricordi
              
    Nell'ovattata nebbia dei miei ricordi
    mi appare come un sogno
    improvvisa la luce del tuo sguardo
    che si posava accarezzandomi dolcemente
    come luce leggera del sole che sorge
    laggiù nell'improvviso chiarore
    di albe che sorgono dal mare
    a rincuorare gli animi inquieti....
    Un ricordo emerso dal passato
    mi avvolge in spirali lente
    con struggente tenerezza
    simile alle onde di una marea
    che coprono lentamente gli scogli
    che piano piano scompaiono
    per ritornare vittoriosi
    a svettare in mezzo al mare
    piccoli baluardi dei sentimenti
    che non muoiono mai.
    Copyright ©Sofia

    Novembre 2003

    July 02

    Harry Potter e l'Ordine della Fenice

     

                                                                Immagine:Lightning animation - NOAA2.gif e l'Ordine della Fenice



    (Harry Potter and the Order of the Phoenix, UK/Usa, 2007)
    Regia di David Yates
    con Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson,

     Helena Bonham Carter, Robbie Coltrane, Ralph Fiennes
    Warner Bros, fantasy
    Uscita 13 luglio


    Il quinto episodio della saga campione di incassi creata da J.K. Rowling.

    In Harry Potter e l'Ordine della Fenice, Harry torna a Hogwarts

    per il quinto anno di corso e scopre che gran parte della comunità

    dei maghi si rifiuta di credere al suo incontro con il malvagio

    Lord Voldemort. Mentre l'autorità del preside Albus Silente

     viene messa in discussione dal Ministero della Magia

    - a cui si contrappone l'Ordine della Fenice

     - Harry deve correre ai ripari.

    Con l'aiuto degli amici Hermione e Ron,

    organizza una riunione segreta e fonda

     l'Esercito di Silente, preparando così

     i coraggiosi giovani maghi per la battaglia che li aspetta.

                                                                            

     

     


    clicca


    COPERTINE DEI LIBRI


    Harry Potter e il
    Harry Potter e il Calice di Fuoco - Copertine dal mondo libro del 2005, scritto da J.K. Rowling
    Principe Mezzosangue
    Harry Potter e
    Harry Potter e l'Ordine della Fenice - Copertine dal mondo del libro del 2003, scritto da J.K. Rowling
    l'Ordine della Fenice
    Harry Potter e il
    Harry Potter e il Calice di Fuoco - Copertine dal mondo libro del 2000, scritto da J.K. Rowling
    Calice di Fuoco
    Harry Potter e il
    Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban - Copertine dal mondo del libro del 1999, scritto da J.K. Rowling
    Prigioniero di Azkaban
    Harry Potter e la
    Harry Potter e la Camera dei Segreti - Copertine dal mondo del libro del 1998, scritto da J.K. Rowling
    Camera dei Segreti
    Harry Potter e la
    Harry Potter e la Pietra Filosofale - copertine dal mondo del libro del 1997, scritto da J.K. Rowling
    Pietra Filosofale

     


    June 27

    Il giardino interiore

                                                                                                      

     

    .....Coltivare il giardino interiore.....

       IL GRAMMATICO E IL DERVISCIO

       In una notte senza luna un derviscio, passando
    vicino a un pozzo prosciugato, sentì un grido:
    una voce cavernosa chiedeva aiuto. "Chi è laggiù?",
    chiese il derviscio, sporgendosi.
       "Sono un grammatico e, poiché non conosco
     la strada, sono caduto inavvertitamente in questo
     profondo pozzo dove mi trovo ora, praticamente
    immobilizzato", rispose la voce.
       "Tieniti, amico, vado a prendere una scala e corda",
    disse il derviscio.
       "Un momento, prego", rispose il grammatico.
     "La tua sintassi e la tua pronuncia sono difettose;
     ti prego di correggerle".
       "Se questo è così importante per te, più importante
     dell'essenziale", gridò il dervisio, "allora è meglio che 
    tu rimanga lì dove sei finché io non imparo a parlare
    correttamente".
       E proseguì per la sua strada.
     
     

     

    June 23

    La notte di San Giovanni

     
     

                                                                        

     
    La notte di San Giovanni

                                

    SAN GIOVANNI: 24 GIUGNO

    la notte delle streghe

                

    LA STORIA:

    Il 24 giugno è il giorno dedicato a San Giovanni Battista, predicatore e profeta del primo secolo a. C.,

     più volte ricordato nei Vangeli per aver preannunziato la venuta del Messia.

    Nato dal vecchio sacerdote Zaccaria e da Elisabetta, all’annuncio della sua nascita

    e dell’imposizione del nome di Giovanni, da parte dell’angelo Gabriele,

    il vecchio Zaccaria perdette la favella per riacquistarla solo dopo la circoncisione del figlio per intonare il "Benedictus".

    L’infanzia e la giovinezza di Giovanni, probabilmente,

     vissute nel deserto come nomade, hanno maturato in lui il desiderio della divulgazione della fede

     tanto che in età non più giovane, vestito di una tonaca rossa di pelo di cammello

    comincia la predicazione come profeta dell’avvento del Messia scagliandosi pesantemente contro i Farisei.

    Erode Antipa lo fa arrestare per aver denunciato le nozze incestuose e adultere con Erodiade moglie,

     prima, di suo fratello Erode Filippo.

    Con Erode Antipa, Erodiade mise al mondo

    una figlia alla quale fu messo il nome di Salomè

    e che, indotta dalla madre, dopo aver danzato per il padre,

    chiese come compenso la testa di Giovanni; era il 24 di giugno.

    La testa di Giovanni le fu portata su un vassoio ed era ancora vivente.

    San Giovanni Battista giovane

    Opere di Merisi  

     

    ARTEMISIA

    RUTA

    AGLIO

    IPERICO

    Le tradizioni
    Le lumache di San Giovanni
    Le lumache vengono condite con aglio, pomodoro e peperoncino.

    Le noci

    di San Giovanni

    "... unguento unguento
    mandame alla noce de Benevento
    supra acqua et supra vento
    et supra omne maltempo ".

    Il noce è l'albero attorno al quale si riuniscono a convegno le streghe nella notte di San Giovanni. E' proprio in questa notte che si devono raccogliere dall'albero le noci, dette appunto di San Giovanni, per la preparazione del nocino, il liquore ottenuto dall' infusione delle noci ancora immature nell'alcol per qualche settimana, assieme a qualche aroma speziato come la cannella e i chiodi di garofano.
    Il culto del noce come "albero delle streghe" è di origine druidica.

    L'albero del noce era considerato sacro per le streghe ma non per i contadini che lo piantavano a distanza dagli altri alberi da frutto perchè era radicata la credenza che questo albero ermafrosita, che puo' raggiungere anche i 300 anni di età, fosse velenoso e che la sua influenza negativa contagiasse il terreno su cui poggiava.
    Da qui l'usanza di piantarlo a distanza dagli altri alberi del'orto.

    Le erbe di San Giovanni:

    iperico (scacciadiavoli anti malocchio. I suoi petali rossi erano ritenuti pregni del sangue del santo), aglio pianta che protegge dalle creature malefiche. ( Il nome sanscrito dell'aglio significa infatti "uccisore di mostri"), artemisia (assenzio volgare consacrata a Diana-Artemide) la verbena ( simbolo di pace e prosperità) e la ruta detta anche "erba allegra", perché è un'efficace talismano contro il maligno).

                

    È quasi impossibile districarsi in poche righe in secoli di miti e
    leggende che a vario titolo vedono protagonista il profumato,
    leggiadro quanto misterioso albero del noce.
    Diamo uno sguardo generale al tema della mitica notte di San
    Giovanni ad esso collegata, per poi vedere nel dettaglio le tradizioni, i
    presagi e i detti popolari che si tramandano localmente nella Bassa
    emiliana. Possiamo partire dal legame, vero o presunto, tra noce, in
    latino nux, e la notte per eccellenza, quella di San Giovanni, nox. E'
    questa una notte densa di significati esoterici, che nelle culture
    italiche e nordeuropee ha sempre ricoperto un alone di mistero,
    mescolando credenze sacre e profane. Appuntiamo solo che la terza
    decade di giugno in tutte le culture è un periodo di trapasso, di
    passaggio da una stagione ad un'altra, dove chiari sono i significati
    salvifici e ancestrali: il solstizio d'estate è legato al mito del sole, del
    ciclo vegetativo, della purificazione e rigenerazione. Non a caso per
    tradizione streghe e demoni presenziano alla magica e per certi versi
    inquietante notte di San Giovanni, metamorfosi cristiana di antichi
    riti romani e di area celtica, a cui sempre rimanda l'albero del noce.
    Ma perché la festa del santo cade nel solstizio destate? C'è chi
    azzarda una risposta collegando la celebrazione della nascita di San
    Giovanni Battista, annunciatore di Cristo il quale invece viene al
    mondo nella mezzanotte del 24 dicembre, in pieno solstizio
    invernale. Altre teorie collegano San Giovanni al passaggio dei morti,
    che gli antichi ritenevano avvenisse in questo periodo critico di
    transizione stagionale. Di certo ci sono i riferimenti ai riti di
    purificazione, il Battista e quindi l'acqua battesimale e la rugiada. Lo
    stesso nomeJohannes, Giovanni, viene messo in collegamento con
    Janus, Giano bifronte e }anua, la porta d'entrata. Presso i Romani,
    come testimonia Plinio il Vecchio, in questo momento del calendario
    era una festa simile ai Saturnali: cadeva il divieto del gioco d'azzardo
    e la popolazione dell'Urbe si scatenava nel canto e nel vino. Plinio
    appunta poi nella sua"Naturalis Historia"che"chi per avventura
    dormisse sotto un noce, ne accoglierebbe in sé la potenza, ma
    risvegliandosi al mattino non potrebbe liberarsi da un insano e
    demoniaco influsso". Per tutta l'antichità classica il noce fu una
    pianta sacra, dedicata nientemeno che a Giove. Del GlansJovis,
    troviamo citazioni in Plinio, Marrone, Teofrasto, Virgilio, Ovidio, ed
    anche, nella Cristianità, all'interno del Cantico dei Cantici. Ai
    Longobardi si deve probabilmente il rapido trasferimento dei riti e
    delle saghe nordiche nel centro Italia (Spoleto) e a sud (Benevento).
    Nel Medioevo nella "notte di mezza estate" si mangia, si beve e si
    danza. A Roma tra le basiliche di Santa Croce e di San Giovanni nella
    notte della vigilia si accendevano fuochi, i famosi fuochi di San
    Giovanni, aspettando il passaggio delle streghe. Assieme al fuoco
    purificatorio, era per contro celebrato anche il potere fecondativo
    della rugiada, in reggiano, la guàsa ad San Zvàn. In quella notte giovani
    donne si sdraiavano sull'erba umida e si davano a riti e a pratiche
    irregolari, in nome della fertilità. Lo Stato Pontificio le contrastò per
    secoli, arrivando anche ufficialmente a vietarle con bolle papali :

    "...proibiamo a qualsivoglia dell'uno e l'altro sesso di portarsi in detta
    notte fuori delle porte della città...sotto qualsivoglia pretesto che
    possa recar scandalo...Comanda a tutti gli Osti e Bettolieri che nella
    vigilia di detto Santo debbano tener serrate le loro Osterie e Bettole
    dalle tré ore della notte alle dieci del giorno seguente...". Il divieto non
    spense mai questa radicatissima festa tradizionale fino a che nel
    1872, a due anni dalla breccia di Porta Pia, i sabaudi proibirono la
    festa notturna all'aperto, senza però chiudere le osterie, dove la festa
    sopravvisse tra lo scampanio dei campanacci scaccia streghe, i canti,
    il vino, il gioco della morrà, e le lumache nel piatto. La chiocciola è il
    simbolo lunare per eccellenza, indicando la rigenerazione perpetua
    con i suoi cornetti retrattili e l'apparizione o scomparsa nel guscio,
    proprio come fa la luna nel cielo.

                              

                       

    IL FOLCLORE:

    La festa del 24 giugno era solennizzata con fuochi, falò ed altri riti un tempo collegati agli antichi culti solari

     giacché la festa cade nel solstizio d’estate, tempo di mietitura e con chiaro riferimento

    alla simbologia del fuoco e alle sue funzioni purificatrici e propiziatrici.

    Virgilio nelle "Bucoliche" rievoca, in tale giorno gli Ambarvalia, antichi sacrifici resi a Cerere,

     la dea delle messi, durante l’antica festa romana per purificare le messi

     e allontanare i cattivi influssi; gli Ambarvalia consistevano nel sacrificare un maiale,

    una pecora e un toro dopo averli condotti, in processione, tre volte, intorno alla città.

    Come nella notte di Natale anche nella notte che precede il 24 giugno,

     che si passa vegliando, si crede che avvengano meraviglie e prodigi

     tanto è vero che la notte che precede il giorno di San Giovanni

    è detta "la notte delle streghe": il 23 giugno,

     periodo in cui la luna è in fase crescente,

    nell’antichità si credeva che le streghe, a cavallo delle loro scope,

    sorvolassero la Basilica di San Giovanni per radunarsi in un grande sabba annuale.

    Tra le streghe, la leggenda vuole che ci siano anche Erodiade

    e sua figlia Salomè condannate a vagare per il mondo su una scopa

    per espiare la colpa di aver fatto decapitare San Giovanni.

    Chi crede alla leggenda adotta accorgimenti tali da non far entrare

    nelle case le cattive maliarde mettendo davanti all’uscio di casa del rosmarino,

    ginepro, alloro e ulivo benedetto, oppure dell’aglio come antidoto

    contro i malefici e come erba portafortuna e porta ricchezza o, ancora,

     un mazzetto di "erbe magiche" formato da iperico, artemisia, ruta, menta e salvia.

    L’iperico è detto anche "erba di San Giovanni",

    una piantina perenne e tappezzante dai bei fiori gialli che sfregati

     tra le dita emettono un umore che colora la mani di rosso

    e perciò viene detta anche "sangue di San Giovanni";

     l’artemisia, invece, avrebbe proprietà contro il malocchio;

    la ruta chiamata anche "erba allegra"avrebbe proprietà curative;

     la menta, soprattutto se bagnata dalla rugiada della notte di San Giovanni,

    garantirebbe lunga vita come pure la salvia.

    Una tradizione che va via via scomparendo è l’usanza del piatto di lumache

    mangiato per evitare litigi e tradimenti

    Si riteneva che i quattro cornini delle lumache potessero essere fonte di discordia

     e quindi correva l’obbligo di nasconderli nello stomaco per bloccare

     tale rovinosa opportunità e poiché il piatto di lumache è piuttosto pesante accompagnarlo,

     per migliorarne la digeribilità, con un buon bicchiere di vino bianco, frizzantino e fresco è l’ideale.

    Midsummer dance

    Anders Zorn                 

    Da secoli in Europa ogni 24 giugno cesti di vimini contenenti animali vivi

    vengono gettati nelle fiamme, e bruciati. Quest'usanza, sopravvissuta nelle campagne europee

    fino a qualche decennio fa, risale probabilmente ai Druidi

    e ad antichissime tradizioni pagane, ricollegandosi ai culti della fertilità

    della Grande Madre e forse anche a quello di Cibele.

     È molto significativo che gli animali sacrificati siano tutti predatori del topo:

    volpi, serpenti, gufi, e - soprattutto - gatti.

    Nessuna cerimonia, in nessuna parte d'Europa,

     prevedeva il sacrificio di topi, che pure dovevano costituire

    una popolazione numerosa nelle campagne e nelle città,

     Nell'isola di Bali, invece, questo sacrificio avviene,

    ma è seguito da un'eloquente cerimonia:

    i topi che devastano le risaie sono presi in gran numero

    e bruciati come si bruciano di solito i cadaveri; tra essi,

     però, due vengono risparmiati, e ricevono in dono un pacchetto di lino bianco.

    "La gente si prostra davanti a loro come fa con gli dei, e poi li lascia andare" annota il Frazer.

                  Ogni anno, il 24 giugno, Firenze celebra la festa del suo santo patrono,

    San Giovanni, con una serie di manifestazioni che coinvolgono tutta la città.
    La mattina del 24 giugno, il Corteo Storico si reca da Piazza della Singoria al Battistero

     per offrire i ceri al patrono. Segue la messa solenne

    con l'ostensione della reliquia del Santo.
    A conclusione, la sera del 24, sul Piazzale Michelangelo

     si tengono i fuochi di San Giovanni, che richiamano una grande folla soprattutto sul Lungarno.