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June 24
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Le Streghe di Benevento
Le noci di San Giovanni  "... unguento unguento mandame alla noce de Benevento supra acqua et supra vento et supra omne maltempo ". Il noce è l’albero attorno al quale si riuniscono a convegno
le streghe nella notte di San Giovanni.
E’ proprio in questa notte che si devono raccogliere
dall’albero le noci, dette appunto di San Giovanni,
per la preparazione del nocino, il liquore ottenuto
dall’ infusione delle noci ancora immature nell’alcol
per qualche settimana, assieme a qualche aroma
come la cannella e i chiodi di garofano. Il culto del noce come "albero delle streghe" è di origine druidica. L’albero del noce era considerato sacro
per le streghe ma non per i contadini
che lo piantavano a distanza dagli altri alberi da frutto
perchè era radicata la credenza
che questo albero ermafrodita,
che puo’ raggiungere anche i 300 anni di età,
fosse velenoso e che la sua influenza negativa
contagiasse il terreno su cui poggiava. Da qui l’usanza di piantarlo a distanza dagli altri alberi dell’orto.
La leggenda del noce
La leggenda del noce di Benevento risale al VII sec. d.C. Si narra che i Longobardi, pur essendo stati convertiti al cristianesimo,
continuavano a conservare delle usanze pagane e ad adorare idoli
che facevano parte del loro bagaglio di tradizioni ataviche. In particolare si racconta che adorassero la Vipera,
sia in forma di idolo d'oro, che serbavano nelle proprie abitazioni,
sia appendendo un serpente morto ad un albero:
in questo caso, i Longobardi passavano sotto il serpente morto
e gli toccavano la testa come segno di deferenza. Secondo alcuni la Vipera che essi adoravano,
aveva due teste, secondo altri era alata. Sicuramente il culto pagano dei barbari si innestava
sul culto di Iside, già presente a Benevento dove sorgeva
un tempio dedicato alla dea egizia. Iside, infatti,
era una divinità in grado di controllare i serpenti. A quanto sembra, i Longobardi appendevano la pelle di un animale
ai rami del noce e poi, in groppa ai cavalli con la parte anteriore
del corpo rivolto verso la coda dell'animale, cavalcando velocemente,
in una specie di "quintana", dovevano strappare
con un'arma dei brandelli della pelle appesa all'albero,
tessuti organici che essi poi mangiavano. L'ubicazione del noce di Benevento è controversa.
Secondo alcuni, esso nasceva sulle "ripe delle ghianare",
lungo il corso del fiume Sabato. Secondo altri esso
si trovava nello Stretto di Barba, secondo
altri ancora in una località chiamata "Voto"
(poiché i Longobardi sotto il noce facevano dei voti o li scioglievano). Il noce fu fatto tagliare da san Barbato. Si narra tuttavia
che l'albero, anche se tagliato, sia rispuntato più volte nello stesso luogo.
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Ma se le streghe, quelle che volano
a cavallo di scope o animali, albergano solo nella fantasia,
a Benevento dal 1860 una Strega
con la “S” maiuscola esiste e costituisce
un prodotto di eccellenza dell’enogastronomia sannita. Fu in quell’anno, infatti, che Giuseppe Alberti
decise di creare una fabbrica di liquori.
Consapevole del fascino e dell’interesse popolare
che ruotava intorno alla leggenda, mise in relazione
la nascita del suo liquore al mito popolare,
secondo cui esisteva un filtro d’amore preparato
dalle streghe per unire per sempre le coppie. Questa è la genesi del liquore Strega,
la cui fama è tutt’oggi legata alla leggenda
e conserva un fascino sempre attuale.
La ricetta del “distillato di erba e magia”,
come recita uno slogan del liquore,
non a caso è segreta e viene tramandata
da generazioni nella famiglia Alberti. La distillazione coinvolge più di 50 erbe
provenienti da varie parti del mondo:
erbe sannite (menta selvatica),
erbe mediterranee (lavanda, ginepro, corteccia d’arancio)
e spezie esotiche orientali (cannella, pepe di Jamaica, chiodi di garofano,
zafferano che ne dà il caratteristico colore giallo). Mentre se le fasi di produzione
sono conosciute poiché comuni
alla maggior parte dei liquori,
ciò che è ignoto, e che rende la ricetta unica,
è il dosaggio delle singole erbe.


 Porta San Giovanni a Roma
La notte di San Giovanni, a Roma,
fino al 1872 (anno in cui la festa fu soppressa dal governo italiano),
dopo l'Ave Maria veniva sparato un colpo di cannone
che dava inizio ai festeggiamenti. Chi voleva
si metteva in attesa del passaggio delle streghe,
sedendosi, con il mento appoggiato ad un bastone doppio,
con lo sguardo rivolto alla Santa Croce,
scrutando il cielo. Anche nelle notti più nuvolose,
il buon vino dei Castelli romani faceva il più del lavoro,
permettendo a tutti di avvistare streghe e fantasmi
delle grandi malvagie eroine capitoline,
come Lucrezia Borgia, la papessa Giovanna
e la famigerata donna Olimpia,
patrona dei corrotti e dei corruttori.
Quella sera poi, ci si trovava nelle osterie
per mangiare tutti insieme le lumache,
in modo da scongiurare futuri litigi ed appianare
insieme vecchie scaramucce. Le lumache inoltre,
in quanto animaletti cornuti, se mangiate in abbondanza,
scongiuravano anche il pericolo di essere traditi
propri amati. Il tutto si risolveva poi
nella generale allegria e fraternità, all'insegna
dei brindisi e della buona cucina.
Si riteneva che i quattro cornini delle lumache potessero essere fonte di discordia e quindi correva l’obbligo di nasconderli nello stomaco per bloccare tale rovinosa opportunità e poiché il piatto di lumache è piuttosto pesante accompagnarlo, per migliorarne la digeribilità, con un buon bicchiere di vino bianco, frizzantino e fresco è l’ideale.
Fuochi sulle montagne d’Europa
Il fascino della festa patronale dedicata a S. Giovanni
risiede ancora oggi nei fuochi che si accendevano
(e da qualche parte tuttora si accendono), facendo ardere
mucchietti di resina, per andare poi a osservarli da lontano, la sera. A Firenze, sui tetti delle basiliche venivano posti
dei pentoloni di terracotta, pieni di grasso,
che producevano dei magnifici fuochi che era possibile vedere da lontano.
Nei campi venivano accesi dei focolari propiziatori,
per allontanare il maligno e proteggere i campi. Le fiamme erano tenute in vita fino all'alba, momento
in cui si spegnevano per lasciar spazio al più importante dei fuochi:
il sole. E si credeva che la ragazza che, guardando
il sole all'alba, vi avesse visto la testa decapitata di San Giovanni,
si sarebbe sposata entro l'anno. Addirittura in Sardegna
si ritiene che il sole all'alba saltelli tre volte
prima di innalzarsi in cielo, come la testa di Giovanni Battista decapitato.
Ruote di fuoco
Per alcuni la festa di S. Giovanni sarebbe la trasformazione
di un antico culto solare (un riferimento preciso è reperibile nella festa romana
del 24 giugno indicata come “solstitium” o “campas”),
che rivela quindi radici profonde nella tradizione rituale precristiana.
Un esempio del culto solare in ambito agricolo è rappresentato
dal tradizionale gioco delle “ruzzole” praticato nell’Appennino modenese
(ma attestato con piccole varianti anche in altre aree).
Questa tradizione, che qualcuno vuole celtica e qualcun altro pre-celtica,
ha trovato la sua massima espressione nel lancio di grandi ruote
di legno accese e non di rado inghirlandate. Il lancio delle ruote infuocate è ancora vivo
con le “cìdulis” delle Alpi orientali del Friuli; normalmente,
prima di lanciare la sua “cìdule”,
il lanciatore grida «vòdi cheste cìdule onor di...» (dedico questa ruota di fuoco in onore a...)
e accompagna l’esclamazione con il nome del santo festeggiato
(il rituale, rifiorito in tempi recenti, si può ripetere
anche in occasione dell‘Epifania e di vari santi patroni locali).
Queste ruote avvolte di paglia e incendiate, di cui si trova esempio
anche in altre aree europee e spesso collegate al falò rituale,
sono state interpretate come tentativi di ricostruzione simbolica del ciclo solare.
Le erbe di San Giovanni:
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ARTEMISIA
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RUTA
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AGLIO
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IPERICO |
iperico (scacciadiavoli anti malocchio.
I suoi petali rossi erano ritenuti pregni del sangue del santo),
aglio pianta che protegge dalle creature malefiche.
( Il nome sanscrito dell'aglio significa i
nfatti "uccisore di mostri"), artemisia
(assenzio volgare consacrata a Diana-Artemide)
la verbena ( simbolo di pace e prosperità)
e la ruta detta anche "erba allegra", perché
è un'efficace talismano contro il maligno).
leggi anche
*°Streghe e Filosofia Wicca 
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Le streghe di S. Giovanni
Dipinto di B. Luini. "Salomè riceve la testa di Giovanni Battista"
Il 24 giugno è anche il giorno in cui, secondo le tradizioni italiane,
le streghe si recano, in volo, verso il "Grande Noce di Benevento";
l'albero sul quale una dea lunare avrebbe sconfitto il diavolo, rimandandolo negli inferi. Nel rispetto di questa credenza, si sono sviluppati molti rimedi
per evitare che le streghe si soffermassero,
durante il loro lungo viaggio, in casa di qualche sventurato.
L'uso del rosmarino e dell'ulivo benedetto e di un barattolo di sale
e una scopa di saggina sull'uscio, erano ritenuti i più efficaci.
Le streghe infatti, prima di entrare in casa,
erano costrette a contare i chicchi di sale e i ramoscelli della scopa,
cosa che richiedeva così tanto tempo da non permetter loro
di finire prima della mezzanotte, momento
in cui iniziava il giorno di San Giovanni, ed erano costrette a fuggire. Chi, invece, in quella notte non poteva mettersi al riparo,
si proteggeva nascondendo sotto la camicia
le erbe di San Giovanni: iperico, aglio, artemisia e ruta.
Il primo perché i suoi petali rossi erano ritenuti
pregni del sangue del santo, il secondo perché
è una pianta che protegge dalle creature malefiche
(il nome sanscrito dell'aglio significa infatti "uccisore di mostri"),
la terza perché è la pianta della dea Artemide e l'ultima,
detta anche "erba allegra", perché è un'efficace talismano contro il maligno. La notte di San Giovanni, a Roma, fino al 1872
(anno in cui la festa fu soppressa dal governo italiano),
dopo l'Ave Maria veniva sparato un colpo di cannone
che dava inizio ai festeggiamenti. Chi voleva si metteva
in attesa del passaggio delle streghe, sedendosi,
con il mento appoggiato ad un bastone doppio,
con lo sguardo rivolto alla Santa Croce, scrutando il cielo.
Anche nelle notti più nuvolose, il buon vino dei Castelli romani
faceva il più del lavoro, permettendo a tutti di avvistare
streghe e fantasmi delle grandi malvagie eroine capitoline,
come Lucrezia Borgia, la papessa Giovanna
e la famigerata donna Olimpia, patrona dei corrotti e dei corruttori. Quella sera poi, ci si trovava nelle osterie per mangiare
tutti insieme le lumache, in modo da scongiurare futuri litigi
ed appianare insieme vecchie scaramucce.
Le lumache inoltre, in quanto animaletti cornuti,
se mangiate in abbondanza, scongiuravano anche il pericolo
di essere traditi dai propri amati. Il tutto si risolveva poi
nella generale allegria e fraternità, all'insegna dei brindisi e della buona cucina.

Le Streghe in Italia
Una credenza secolare, ovunque radicata in Italia, perpetuava
con rituali e superstizioni differenti la convinzione
che in questa nevralgica fase solstiziale dell’anno le streghe
o altre creature malefiche erano solite darsi convegno
nella notte tra il 23 ed il 24 giugno.
L’antica trattatistica sulla stregoneria ed anche il sapere popolare
conveniva che queste donne oscure dotate di poteri demoniaci
si dessero appuntamento attorno ad un antichissimo albero di noce
nei pressi di Benevento. Ed esattamente con i frutti di questi alberi stregati,
colti ancora verdi e madidi di rugiada nella notte di San Giovanni,
si preparava il nocino, liquore considerato terapeutico,
o anche il vino “nociato” e “nocellato”. La tradizione marchigiana in questa notte di passaggio,
carica di arcane presenze inquietanti, immagina la figura di un folletto,
talvolta maligno ma anche più bonariamente dispettoso,
nominato “sprevengolo” (o anche “sprovincolo” o “sprovengolo”.
Vestito di un cappello rosso e calzate con scarpine
guarda caso a guscio di noce, si presenta specialmente
quando si ha mangiato troppo, ed infatti spesso
è quasi sinonimo di indigestione. Contro le creature malefiche
di questa notte magica il sapere popolare suggerisce un po’
ovunque l’impiego dell’aglio, ed un proverbio contadino
suggerisce infatti “Per san Giovanni si sveglion le cipolle e gli agli”.
Molte altre erbe si raccolgono nella notte della vigilia di San Giovanni,
con la convinzione che abbiano particolari poteri benefici e terapeutici
grazie all’intercessione salvifica del santo: con queste “misticanze”
raccolte si preparava un’acqua “magica”, da impiegare
per abluzioni reputate assolutamente rigeneranti e curative. Sempre riguardo alle erbe “magiche” di San Giovanni,
un’altra usanza contadina ricorrente consisteva nel raccogliere
la rugiada stillata in questa notte dei miracoli,
che veniva poi aspersa sul corpo con la convinzione
che facesse crescere i capelli, favorisse la fecondità,
curasse la pelle ed allontanasse le malattie.
Una diffusa credenza nelle campagne attribuiva pertanto
alla data di San Giovanni
particolari proprietà soprannaturali, come anche divinatorie. Pietanze caratteristiche invece della ricorrenza
di San Giovanni sono le lumache, il cui consumo
in questi giorni onora antiche tradizioni di carattere
ugualmente salvifico e propiziatorio, dovute
alle suggestioni simboliche associate a questo animale
San Giovanni in Marignano
La Notte delle Streghe è una grande festa popolare,
che sa rinnovare di anno in anno emozioni e suggestioni,
in una sorta di rito collettivo con cui simbolicamente
si inaugura l’estate di San Giovanni in Marignano.
Una vera e propria alchimia che unisce
le credenze più antiche e suggestive della notte di San Giovanni,
con la tradizione popolare locale
e con il gusto contemporaneo
dello stare insieme e dello spettacolo
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segue....

| | | | | | | | | June 21
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Enya - Flora's Secret
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è per me un'incantevole illusione, dato che siamo fatti di quella tela
in cui sono tessuti i sogni ed io non mi muovo di qui, cascasse il mondo....
.(Shakespeare-Sogno di una notte di mezza Estate-)
21 giugno, solstizio d’estate
Sole allo Zenit tra scienza e leggende
Il 21 giugno è il giorno più lungo dell’anno. Il solstizio d'estate,
data nella quale il Sole culmina allo zenith.
Si tratta di una data rilevante dal punto di vista astronomico,
ma interessante anche dal punto di vista
della cultura e della tradizione.
Le giornate solstiziali d’estate e d’inverno
nelle tradizioni precristiane erano sacre
e ad esse sono legate molte feste
e tradizioni vive ancora oggi.
Solstizio d'estate (Litha)
Litha
In questo giorno si festeggia la forza del Sole.
E' il giorno più lungo dell'anno.
I nuovi druidi chiamano questo periodo Alban Heruin, tempo dell'espressione.
La wicca chiama il 21 giugno: Litha, in questo giorno
la gente celebra la ricchezza della terra
e ringrazia la Grande Madre con generose benedizioni.
Tra i Lapponi si festeggiava Baiwe, madre del sole,
intrecciando ghirlande di fiori o d'erba
e si spalmava del burro sugli stipiti delle porte come segno della sua generosita'.
Dalla Russia, Norvegia, Svezia alla Grecia e Roma,
tra gli indiani d'America e in Cina il solstizio d'estate
era un giorno importante. Si facevano feste
con torce accese intorno ai campi, in senso orario, per benedirli. Una donna, che rappresentava la Dea, gettava un mazzo
di nastri rossi, azzurri, gialli, verdi e bianchi in mezzo al fuoco,
per rappresentare l'unione tra il cielo e la terra, l'inverno e l'estate, l'acqua e il fuoco.
La chiesa ha trasformato questa festa nel giorno di San Giovanni Battista (24 giugno).
Fonte: acquestregate (off line)
Sogno di una notte di mezza Estate di William Shakespeare
Teseo duca d'Atene e Ippolita regina delle Amazzoni celebrano le loro nozze.
Per festeggiare l'avvenimento Bottom e altri artigiani vogliono offrire
loro una rappresentazione teatrale. Per lo spettacolo scelgono
una foresta nei dintorni della città. Ma ecco arrivare anche gli innamorati
Lisandro e Ermia inseguiti da Demetrio
che ama Ermia e da Elena che ama Demetrio.
Nella foresta, durante questa bella notte d'estate ,
il re e la regina delle Fate, Oberon e Titania sono
in piena lite d'amore. Per vendicarsi, Oberon chiede a Puck,
suo fedele servitore, di spandere sugli occhi di Titania
un liquore magico che la farà innamorare della prima persona
che incontrerà al risveglio. Toccherà a Bottom
la fortuna, trasformato in asino dalla malizia di Puck.
Nel frattempo, Oberon, notando la tristezza di Elena
chiede a Puck di cospargere sugli occhi di Demetrio
il liquido magico. Ma il folletto si sbaglia e la confusione è totale.
Elena è adesso inseguita da Lisandro e Demetrio,
Ermia fino a poco prima ambita da Lisandro si trova sola...
Ma Oberon ordina che tutto rientri nell'ordine.
Teseo giunge alla foresta ed ordina le nozze di Lisandro
ed Ermia e di Demetrio ed Elena. Le tre coppie celebrano
insieme le nozze, mentre gli artigiani danno una rappresentazione di Piramo e Tisbe.
Una scena di Sogno d'una notte di mezz'estate di Shakespeare, intitolata
"Tania, Bottom e le fate"; olio su tela di John Henry Fuseli, c. 1794,
per il bicentenario della commedia. Zurich, Kuntshaus.
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Litha solstizio d' estate
Divinita': Sole e la Grande Madre
Detto anche Sabbath di Mezza Estate
e' la data in cui a vita raggiunge il suo picco e la Natura
viene celebrata in tutta la sua abbondanza nel momento di massimo splendore.
La casa viene decorata con fiori e frutti secchi,
e viene invasa dai colori e dai profumi che la Natura ci dona.
In questa fase viene data molta importanza al Sole e al Dio,
vengono anche celebrate entrambe le divinita'
dalla cui unione viene generata la vita e l'abbondanza.
E' una giornata particolarmente propizia per gli incantesimi
di ogni genere: infatti, gli Dei ci aiutano donandoci potere e garantendoci il buon fine di ogni azione.
In questa ricorrenza agli animali domestici, se gradito, e' concesso entrare nel Cerchio.
Poiche' le erbe in questo momento raggiungono
il livello massimo di potere e energia,
si possono cogliere e dissecare per poi utilizzarle durante tutto l'anno.
bibliografia: I segreti della Wicca - Moonchild - Edizioni Armenia
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Il solstizio d’estate a Stonehenge
Stonehenge, il famoso sito megalitico
che sorge al centro della piana di Salisbury,
130 chilometri a sudovest di Londra,
comprende una costruzione formata da un cerchio
di 30 monoliti alti quattro metri che racchiudono cinque triliti
(sorta di altari a forma di pi greco) disposti a ferro di cavallo,
costruita tra il 3000 e il 1600 a.C.,
forse come tempio sacro, forse come osservatorio astronomico.
Una teoria in voga tra i gruppi “New Age”
sostiene che i monoliti furono innalzati seguendo
l'allineamento dei primi raggi del sole che spunta il giorno del solstizio
La leggenda di Stoneheng
In una della prime opere dedicate a Re Artù,
la “Vita Merlini" (circa 1140) di Geoffrey di Monmouth,
si parla di un complesso circolare composto da enormi pietre,
la Chorea Gigantum ("Danza dei giganti") che
si trovava in Africa, poi era stato portato in Irlanda
da un popolo di giganti. Qui era stato sistemato
sul "Monte Killarus", come monumento funebre
per quattrocentosessanta nobili soldati di Aurelio Ambrosius
uccisi dai Sassoni. Re Uther Pendragon tentò di trasportarlo in Inghilterra,
ma l'impresa era superiore alle sue forze, così dovette rivolgersi
al mago Merlino. Questi, con l'aiuto degli angeli,
lo trasferì nella piana di Salisbury,
dove esiste tuttora con il nome di Stonehenge.
Fonte: Enciclopedia dei misteri
Il solstizio d'estate
Sin d'agli albori della civiltà c'è stata
la consuetudine d'inserire nelle costruzioni
a carattere religioso elementi architettonici ispirati d
a modelli astronomici e matematici per arricchire
di elementi simbolici il fabbricato.
Il simbolismo cosmico si ritrova nelle costruzioni
assiro-babilonesi, in quelle dell'antico Egitto
e nelle opere sacre degli Ebrei.
Alcuni elementi architettonici, che avevano sfruttato
l'osservazione di fenomeni quali
il solstizio d'estate e d'inverno,
erano stati inseriti nel tempio che Re Salomone
aveva innalzato su suggerimento divino.
Il disegno spiega l'artifizio architettonico che permette,
nel giorno del solstizio d'estate, di vedere la luce solare
proiettata su di un punto ben preciso del pavimento.
Anche a San Leonardo di Siponto ritroviamo
un preziosismo architettonico del genere.
Ad ogni solstizio d'estate, il 21 giugno,
al mezzogiorno astronomico, il sole
è perfettamente sulla direttrice, penetra
con un solo raggio all'interno della Chiesa
attraverso un piccolo rosone posto in una cupola
e va a cadere sul pavimento al centro
di due pilastri che sorreggono la navata centrale
in prossimità del portale laterale. Il fenomeno
è stato concepito con molta precisione,
abbinando calcoli astronomici a quelli architettonici
al momento della costruzione dell'Abbazia.
Simili artifizi si possono osservare in altre Chiese,
come ad esempio nella Cattedrale di Chartres in Francia,
dove la luce passa attraverso un foro praticato in una vetrata
.
La foto qui di lato coglie il momento nel quale
il fascio di luce solare passa attraverso il rosone
e scende fino al pavimento della chiesa.
Foto di Michele Mucciacciaro.
Copyright ©2002 Alberto Gentile
dA
http://www.garganonline.net/S.leo3.html
Notte di S. Giovanni
Immagine: San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci
Questa è la celebrazione dei fasti gli antichi riti
per il solstizio d'estate, ed ha quindi dato luogo
per secoli a manifestazioni diverse collegate
con le credenze e gli usi popolari, come i fuochi di San Giovanni
e gli altri rituali propiziatori tipici delle feste di inizio stagione. Usanza collettiva in questa ricorrenza è quella
della raccolta delle erbe che, nella notte che precede
la festa di S. Giovanni, cioè fra il 23 ed il 24 giugno,
moltiplicano i propri attributi terapeutici e magici. In questa notte, si vive un momento magico
perché essa cade appunto nei giorni solstiziali quando il sole si sposa con la luna e dal suo sposalizio
si riversano energie benefiche sulla terra
e specialmente sulle erbe bagnate dalla rugiada
che si trasforma in un farmaco potente
a guarire ogni guisa di malattie cutanee. Il bagno causato dalla rugiada, a chi passeggia
durante questa magica notte, riesce
a difendere la persona da ogni tipo di corruzione. In generale, la rugiada. che cade
durante una notte di Luna Piena
è indicata per la preparazione dell'"Acqua Lustrale",
ma quella che si deposita sui vegetali
durante la notte del Solstizio d'Estate è la più pregiata. Prima ancora dell'alba recatevi in un prato pulito e isolato,
e legate un cordino a un grosso batuffolo di cotone.
Vi basterà dunque camminare trascinandovelo dietro,
in modo da renderlo pregno del magico liquido. Ogni tanto strizzatelo
e mettete il liquido in una bottiglia di vetro. Quando avrete raccolto la quantità a voi necessaria,
tappate bene il contenitore e lasciate
come di consueto un'offerta agli spiriti naturali
o del cibo per gli animali. Ed è per ciò che prepariamo, con l'utilizzo di erbe,
pietre ed altro, particolari e potenti talismani,
nella convinzione poi che la particolare posizione degli astri
RACCOLTE PARTICOLARI
Solo ed esclusivamente
in questa magica notte,
con un rito speciale è possibile raccogliere il fiore della felce che ha la virtù di difendere
chi lo possiede dagli incantesimi e di cacciare gli spiriti. Infatti, a mezzanotte
il fiore si apre lentamente illuminando
tutto ciò che gli è vicino. È questa un'erba che nessuno
ha mai visto in fiore, perché,
in un momento della stessa notte, fiorisce, forma il seme e torna ad essere
come prima e sarebbe atto empio spiare il momento di quella fioritura. Chi desidera procurarselo deve recarsi nel bosco e sedersi accanto alla felce tracciando con l'Athame un cerchio intorno ad essa ed un altro attorno a sé,
aprire un fazzoletto sotto la pianta, e andarsene in fretta. Scorsa la notte e raccolto il fazzoletto coi fiori
per avventura caduti, avrebbe seco un potentissimo talismano per ottenere da altri qualsiasi cosa, perché
quei fiori eserciterebbero una forza irresistibile, da far piegare qualunque volontà. Un'altra erba magica dei questa notte è era la vinca,
utilizzata anch'essa per la preparazione di talismani vegetali.
concorra a caricarli di virtù
tratto da
http://www.materterra.it/Article64.htm
La natura porta sempre con sè una parte di magia
vi auguro di trascorrere serenamente
questo Solstizio d'Estate
e che tutti i vostri sogni si avverino....
e FatadellaFantasia
dal mio blog: Il mondo dei miei pensieri
| | | | December 21
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SOLSTIZIO D'INVERNO
RITI MITI RIFLESSIONI POESIE...
per gentile concessione diorsosognante21
Che la luce del nuovo sole possa illuminare il cammino di tutti voi.
Felice Alban Arthuan
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Il solstizio, che può essere d'estate e d'inverno,
è ciascuno dei due punti dell'orbita terrestre in cui il Sole
è alla massima distanza angolare rispetto al piano dell'equatore terrestre. La parola "solstizio" significa "Sole stazionario",
ed indica il suo non alzarsi né abbassarsi
rispetto all'equatore celeste.
È in questo momento che la nostra stella si trova alla massima altezza
sull'orizzonte dell'emisfero boreale
(cioé quello nord, dove si trova l'Italia),
mentre a sud la situazione è capovolta.
A partire dal 22 giugno le ore di luce diminuiranno
gradualmente, fino a raggiungere il minimo
durante il solstizio d'inverno del 21 dicembre.
Fin dall'antichità l'uomo si è reso conto del cammino ciclico
che il Sole descrive nel cielo, traendone così spunto
per regolare la propria vita ed arricchire di leggende la mitologia. Per i greci il solstizio d'estate coincideva
con la "Porta degli uomini", cioé il momento in cui le anime
uscivano dalla caverna cosmica.
In Perù la divinità associata al Sole ed all'imperatore, Inti,
riceveva sacrifici di animali ed offerte,
affinché i raccolti estivi fossero abbondanti.
Il cristianesimo sovrappose alle celebrazioni pagane
la festività dedicata a San Giovanni Battista.
Secondo le tradizioni italiane nella notte di San Giovanni
le streghe si levavano in volo e raggiungevano il "Grande Noce di Benevento",
l'albero sul quale una dea lunare avrebbe sconfitto il diavolo,
rimandandolo negli inferi. Fino al 1872 a Roma,
dopo l'Ave Maria veniva sparato un colpo di cannone
che dava inizio ai festeggiamenti.
Il popolo si ritrovava nelle osterie per banchettare con le lumache,
considerate in grado di scacciare i litigi
ed il pericolo di essere traditi dai propri amati.
Ma a partire dal quell'anno la festa venne soppressa dal governo italiano.
CONTINUA... DA VARI SITI WEB - IMPAGINAZIONE DELL'ORSO | | December 14
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le storie del Natale
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Ho sognato che il Bambino venne presso il mio lettino e mi disse dolcemente: "Per Natale non vuoi niente?" Io pensai per prima cosa a te mamma sì amorosa a te babbo, buono tanto, e gli dissi:"Gesù santo, babbo e mamma benedici, fa' che sempre sian felici!"
La leggenda delle Campane di Natale
I pastori si affollarono a Betlemme mentre viaggiavano
per incontrare il neonato re. Un piccolo bimbo cieco
sedeva sul lato della strada maestra e, sentendo l'annuncio degli angeli,
pregò i passanti di condurlo da Gesù Bambino.
Nessuno aveva tempo per lui. Quando la folla fu passata e le strade tornarono silenziose,
il bimbo udì in lontananza il lieve rintocco di una campana da bestiame.
Pensò "Forse quella mucca si trova proprio
nella stalla dove è nato Gesù bambino!" e seguì
la campana fino alla stalla ove la mucca portò il bimbo cieco
fino alla mangiatoia dove giaceva il neonato Gesù.
La leggenda delle Palle di Natale
A Betlemme c'era un artista di strada molto povero
che non aveva nemmeno un dono per il Bambino Gesù così egli andò da Gesù
e fece ciò che sapeva fare meglio, il giocoliere, e lo fece ridere. Questo è il perché ogni anno sull'albero di Natale appendiamo
le Palle colorate - per ricordarci delle risate di Gesù Bambino
L'Agrifoglio.Brano di Gina Marzetti Noventa
Il pastorello si sveglia all'improvviso.
In cielo v'è una luce nuova: una luce mai vista a quell'ora.
Il giovane pastore si spaventa, lascia l'ovile, attraversa il bosco:
è nel campo aperto, sotto una bellissima volta celeste.
Dall'alto giunge il canto soave degli Angeli.
- Tanta pace non può venire che di lassù
- pensa il pastorello, e sorride tranquillizzato. Le pecorine, a sua insaputa, l'hanno seguito e lo guardano stupite. Ecco sopraggiungere molta gente e tutti,
a passi affrettati, si dirigono verso una grotta. - Dove andate? - chiede il pastorello. - Non lo sai? - risponde, per tutti, una giovane donna.
- È nato il figlio di Dio: è sceso quaggiù per aprirci le porte del Paradiso. Il pastorello si unisce alla comitiva:
anch'egli vuole vedere il Figlio di Dio. A un tratto,
si sente turbato: tutti recano un dono, soltanto lui non ha nulla da portare a Gesù.
Triste e sconvolto, ritorna alle sue pecore.
Non ha nulla; nemmeno un fiore; che cosa si può donare quando si così poveri? Il ragazzo non sa che il dono più gradito a Gesù è il suo piccolo cuore buono. Ahi! Tanti spini gli pungono i piedi nudi.
Allora il pastorello si ferma, guarda in terra ed esclama meravigliato:
- Oh, un arbusto ancor verde! È una pianta di agrifoglio, dalle foglie lucide e spinose.
Il coro di Angeli sembra avvicinarsi alla terra;
c'è tanta festa attorno. Come si può resistere
al desiderio di correre dal Santo Bambino anche se non si ha nulla da offrire? Ebbene, il pastorello andrà alla divina capanna; un ramo d'agrifoglio sarà il suo omaggio. Eccolo alla grotta. Si avvicina felice e confuso
al bambino sorridente che sembra aspettarlo. Ma che cosa avviene? Le gocce di sangue delle sue mani, ferite dalle spine,
si trasformano in rosse palline, che si posano
sui verdi rami dell'arbusto che egli ha colto per Gesù.
Al ritorno, un'altra sorpresa attende il pastorello:
nel bosco, tra le lucenti foglie dell'agrifoglio, è tutto un rosseggiare di bacche vermiglie. Da quella notte di mistero, l'agrifoglio viene offerto, in segno di augurio, alle persone care.
(Brano di Natale di G. Marzetti Noventa)
La leggenda delle Ghirlande
Una vigilia di Natale, quando Gesù venne a benedire gli Alberi di Natale,
notò che l'albero di una casa era coperto da ragnatele, tessute da strani ragni. Quando benedisse l'albero,
Gesù trasformò le ragnatele in bellissime ghirlande d'oro e d'argento. Da allora noi le usiamo per decorare i nostri abeti a Natale.
con affetto FdF
(anche se sto in silenzio per molto tempo...esisto sempre
nei vostri cuori...)

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| August 04
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La struggente leggenda di Elaine,
dama di Shalott
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Elegy for Darkness-The Lady of Shalott" In progress. Appearing on the cover of the novel, Banewrecker by Jacqueline Carey 57" x 46" Oil on Paper on Panel © 2004 Donato Giancola
collection of Scot Tubbs
La dama di Shalllot
Testo tradotto di"
The lady of Shalott"
di Alfred Lord Tennyson,Musica
di Loreena McKennit
Il poema The Lady of Shalott di Sir Alfred Tennyson, è una delle leggende piu affascinanti dell'intero Ciclo Arturiano.
Esistono più versioni della leggenda della Dama di Shalott, a cui Tennyson
e molti pittori dell'area preraffaelita si sono ispirati;la più conosciuta è forse quella ambientata
alla corte di Re Artù nel 972 d.C. e precisamente nei dintorni di Camelot.
Poco lontano dalla città fortificata, infatti, sorgeva la rocca di Shalott,
posta su di un isolotto nel mezzo del fiume Avon che attraversa Camelot.
Nella rocca di Shalott viveva una giovane maga, la Dama di Shalott, il cui nome,
Elaine di Astolat, non era conosciuto da alcuno, e che si diceva essere bellissima.
La Dama aveva passato i tutti i suoi 22 anni d' età sempre rinchiusa nella torre più alta del castello,
quella che guardava verso la ricca e festosa Camelot. Non era mai uscita e passava il suo tempo
a tessere. Sua madre era morta poco dopo il parto e suo padre era stato ucciso in guerra.
Era triste la Dama, molto triste. Su di lei gravava una pesante maledizione:
il giorno in cui avrebbe osato guardare fuori dalla finestra
in direzione di Camelot o uscire dalla Rocca sarebbe morta.
Per questo la Dama passava il suo tempo nella sua stanza in cima alla torre
a tessere una magica trama in cui erano intessute le vicende del mondo
che lei osservava attraverso un specchio d'argento incantato
che rifletteva le luci e le immagini di Camelot e dei campi di grano intorno a Shalott.
Sua madre prima di morire aveva a rivelato il suo nome ed il suo destino
solamente alla fedele balia Isotta, credendo, cosi, di impedire alla maledizione di fare il suo corso.
L'origine della maledizione che gravava sulla Lady di Shalott risaliva a 22 anni prima,
quando Morgana, la sorella di Re Artù, al momento del concepimento incestuoso
di suo figlio, Mordred, ebbe una visione: vide Lancillotto arrivare a Camelot
e lo vide invaghirsi di Ginevra, moglie di re Artù. Poi, a distanza d
i un paio di anni Lancillotto avrebbe incontrato la Dama di Shalott,
se ne sarebbe innamorato, l'avrebbe sposata e il matrimonio
tra Ginevra e Artù sarebbe stato salvo. Questo per Morgana
significava che lei non avrebbe mai potuto regnare su Camelot
assieme al suo amato fratello Artù e suo figlio Mordred
non sarebbe mai salito al trono. Di conseguenza si recò
dalla madre della Dama di Shalott, ormai al suo nono mese di gravidanza
, e le lanciò una terribile maledizione: "Tua figlia sia maledetta, Lady Maere, che ella non possa mai guardare il mondo dalla sua finestra
e che non possa mai uscire dalla rocca o il prezzo sarà una morte atroce.
Io Morgana Pendragon, figlia di Ygrajne, la maledico ora nel tuo grembo
affinché la vita che porto nel mio, ne sia pegno.
Nulla potrà spezzare questa maledizione e per il nome di tua figlia
io ti proibisco di parlare con chiunque di quanto hai sentito oggi e gli dei mi siano testimoni."
Lancillotto giunse alla corte di Artù quando il Re e Ginevra erano sposati da 5 anni.
Egli divenne subito il campione di Ginevra e il migliore tra i cavalieri,
trascorreva gran parte del tempo in giro per il regno e distante da Camelot
a causa del suo amore segreto per la Regina. Però egli torno a Camelot in un pomeriggio d'estate,
cavalcando al passo per la prima volta davanti alla Rocca di Shalott.
La sua immagine di cavaliere bellissimo e valente venne riflessa dallo specchio della Dama che se ne invaghì immediatamente e presa da un amore ardente decise
di guardare fuori dalla finestra per osservare il suo amore con i suoi occhi.
Nello stesso istante in cui La Dama guardò Lancillotto, anche egli la vide
ed ella seppe che il cuore di Lancillotto sarebbe per sempre appartenuto
a Ginevra e che il suo amore non aveva alcuna speranza.
Proprio in quell'istante la maledizione si avverò, lo specchio si spaccò
e cadde a terra e la Dama capì che la sua sorte era segnata.
Immediatamente corse dalla balia, le rivelò di avere sfidato la maledizione per amore e,
con il cuore spezzato, decise di fuggire per andare a morire il più lontano possibile
dall'uomo che non avrebbe mai potuto essere suo.
La sera stessa, di nascosto, la Dama fuggì dalla rocca e, su di una barca,
scese lungo il fiume Avon scomparendo per sempre dalla vista di tutti.
salma di Elaine sul battello entra silenziosamente in Camelot e la sua barca-bara
viaggia silenziosamente, forse "magicamente" lungo l'Avon,
il fiume che percorre Camelot, sempre secondo Mallory.
Fa pietà... tutti domandano chi fosse, e si capisce soltanto dal nome scritto sulla barca.
Lancillotto stesso conclude che questa era veramente una dama bellissima.
Per quanto riguarda l'ironia della sorte... dall'altra Elaine (che è Elayne La Blanke),
Lancilotto ebbe il figlio "puro", Galahad (detto puro perché rimase celibe e vergine)
che, secondo il racconto di Sir Thomas Mallory, era predestinato a trovare il Sacro Graal
e salvare l'onore dei Cavalieri della Tavola Rotonda e portare onore e salute al suo amatissimo Re Artù.
Lungo entrambe
le rive del fiume
si stendono vasti campi di orzo
e segale che rivestono la
brughiera fino a
incontrare il cielo; e attraverso i campi
corre la strada verso la turrita
Camelot; E la gente va e viene, guardando dove
i gigli sbocciano attorno all'isola,
li sotto, l'Isola di Shalott.
Salici impalliditi,
pioppi tremuli, Lievi brezze si
oscurano e fremono Nella corrente che
scorre perpetua intorno all'isola
nel fiume, fluendo verso
Camelot.
Quattro mura
grigie, quattro
torri grige Sovrastano un
prato di fiori, e l'isola silenziosa
dimora La Signora di
Shalott.
Solo i mietitori,
falciando
mattinieri, nell'orzo barbuto odono una canzone
che echeggia
lietamente dal fiume che limpido
si snoda, verso la turrita
Camelot. E sotto la luna
lo stanco mietitore, Ammucchiando
covoni sull'arioso
altipiano, ascoltando sussurra
"E' la maga" La signora di
Shalott.
Lì intesse giorno
e notte una magica tela
dai colori vivaci. Ed aveva sentito
una voce secondo
cui una maledizione
l'avrebbe colpita se avesse guardato
verso Camelot. Non sapeva quale
fosse la maledizione. E così tesseva
assiduamente, ed altre preoccupazioni
non aveva, la Signora di Shalott.
E muovendosi attraverso
uno specchio limpido appeso di fronte a lei
tutto l'anno, ombre del mondo
appaiono. Lì vede la vicina
strada maestra snodarsi verso
Camelot; Ed a volte attraverso
lo specchio azzurro i Cavalieri giungono cavalcando a due
a due Lei non ha alcun
Cavaliere leale e fedele, la Signora di Shalott.
Ma con la tela
ancor si diletta ad intessere le
magiche immagini
dello specchio, perchè spesso
attraverso le notti
silenti Un funerale con
pennacchi e luci e musica andava
a Camelot; O quando la luna
era alta, venivano due
innamorati
sposati di recente. "Mi sto stancando
delle ombre" disse la Signora di Shalott.
A un tiro d'arco dal cornicione della
sua dimora, Lui cavalcò tra
i mannelli d'orzo. Il sole giunse
abbagliante fra
le foglie , e splendente
sui gambali d'ottone del coraggioso
Sir Lancelot. Un cavaliere
con la croce rossa perpetuamente
inginocchiato ad una dama
nel suo scudo, che scintillò
sul campo giallo, Presso la remota
Shalott.
La sua fronte ampia
e chiara scintillò
al sole; con zoccoli bruniti
il suo cavallo passava; da sotto il suo elmo
fluirono,
mentre cavalcava, i suoi riccioli neri
come il carbone, Mentre cavalcava
verso Camelot. Dalla riva e
dal fiume egli brillò nello
specchio di cristallo, "Tirra lirra" presso
il fiume cantò Sir Lancelot.
Lasciò la tela,
lasciò il telaio, Fece tre passi nella
stanza, Vide le ninfee in fiore, Vide l'elmo ed il
pennacchio, e guardò verso
Camelot. La tela volò via
fluttuando spiegata; lo specchio si spezzò
da cima a fondo "la maledizione
mi ha colta!"
urlò la Signora di Shalott.
Nel tempestoso
vento dell'est
che sferzava, I boschi giallo
pallido
si indebolivano L'ampio fiume
nei suoi argini
si lamentava. dal cielo basso
la pioggia scrosciava sopra la turrita
Camelot; Lei discese e trovò
una barca
galleggiante
presso un salice, E intorno alla prua
scrisse: "la Signora di Shalott."
Ed oltre la pallida
estensione del fiume come un 'audace
veggente in estasi, che contempli tutta
la propria malasorte - con una espressione
vitrea Guardò verso Camelot. E sul finir del giorno Mollò gli ormeggi, e si distese: l'ampio fiume la portò
assai lontano, la Signora di Shalott.
Si udì un inno triste,
sacro, Cantato forte, cantato sommessamente Finchè il suo sangue
si freddò, lentamente Ed i suoi occhi furono oscurati completamente, volti alla turrita
Camelot. Prima che, portata
dalla la corrente, raggiungesse la
prima casa lungo
l'argine Canticchiando
il proprio canto morì la Signora di Shalott.
Sotto la torre ed
il balcone vicino il muro del
giardino e la loggia lei galleggiò, figura splendente Di un pallor mortale,
tra le case alte silente dentro Camelot. Vennero sulla banchina il cavaliere, il cittadino,
il Signore e la Dama E intorno alla prua
lessero il suo nome: La Signora di Shalott.
Chi è? Che c'è qui? Nel vicino palazzo illuminato si spensero i regali
applausi e, per la paura,
si segnarono tutti i cavalieri
di Camelot. Ma Lancillotto riflettè
per un po' E disse :"Ha un bel viso; Dio nella sua
misericordia
le conceda la pace La Signora di Shalott".
immagini
http://www.donatoart.com/gallery/elegy.html | July 06
| Un volo di gabbiani clicca>
|  |
Lieve sento sull'onde soavi l'accostarsi di placide navi come voci di rive lontane.
(Aleksandr Blok)

Le poesie ispirate dal mare
di Sofia

Ho imparato a sognare
Ho imparato a sognare un giorno quando da bimba ho capito che il mondo a volte tradisce e ti volta le spalle Ho imparato a credere nei sogni quando un'amico mi ha tradito cosi' senza litigio senza motivo Ho sognato voli di gabbiani un giorno vedendo il mare diventando io stessa mare io stessa cielo io tramonto, io alba io pioggia, io sole io vento sognando di essere felice Ho sognato di avere le ali quando mi sentivo sommersa dal dolore io stessa pianto io lacrime nel vento Ho creduto nei sogni quando ho finalmente trovato quella chiave che apriva il cassetto della fantasia io stessa fata io stessa sogno immersa nel mare della vita
Copyright ©Sofia
Consolazione
un gabbiano volava sopra il mare non l'ho scorto subito il sole mi accecava mi accecavano i dolori che a volte mi stringevano il cuore non riuscivo a volare Guardavo in alto e non vedevo quelle bianche ali volteggiare su di me Io sulla riva sulla spiaggia assolata non vedevo i gabbiani solo il mio cuore lacerato nel petto le lacrime che coprivano gli occhi piangevo sconsolata poi all'improvviso il gabbiano cesso' il suo volo mi venne vicino e con un battito d'ali spazzo' il mio dolore nel vento e mi porto' in alto nel cielo a volare con lui
Copyright ©Sofia

e tu....
e tu sarai per sempre nei miei pensieri ti immaginero' come onda del mare impetuosa o dolce come gabbiano volare nel cielo come delfino danzare con la vita Sarai nei miei pensieri e nei miei rimpianti Ci sarai a volte nelle mie lacrime e nei miei sorrisi Non ti perderò nei miei ricordi e con struggente tenerezza ti amerò per sempre.
Copyright ©Sofia

Notte d'amore
Brillavano le stelle quella notte come nereidi impazzite ci attraversavano come lampi accendendo i desideri Con gli occhi ti cercavo mescolando il tuo respiro al mio Noi, avidi di sogni e di carezze ci univamo nel corpo e nella mente sospesi tra terra e cielo noi, isola incontaminata e selvaggia in mezzo al mare unico e immenso
del nostro amore
Copyright ©Sofia
Amore, amore e ancora amore
Amore incompreso sprecato avvilito amore appassionato che si ferma sugli scogli come un'onda che non sa tornare al largo Amore gridato senza risposte come sibilo di un vento infinito come onda perenne che non trova spiagge Amore, amore cantato dai poeti sussurrato dagli amanti sofferto trovato perso Amore che smuove le montagne che percorre strade in salita che grida, che piange che ride di gioia Vita e amore passati in un lampo di luce. Copyright ©Sofia
Amami
Amami perchè io ti amo per il desiderio di te che mi brucia dentro Amami perchè non posso stare senza di te stare sola in silenzio ad aspettarti. Amami per la forza del mio amore che smuove le montagne raggiunge le stelle s'immerge nel mare dei tuoi occhi. Amami per quello che posso darti per quello che sono per te sono solo l'altra metà del tuo mondo Copyright ©Sofia
Non ti farò del male
Non ti farò del male Delfino impazzito che cavalchi le onde della vita. Ti porterò con me attraverso le valli del tempo. Mi immergerò con te negli abissi per sentire i canti delle sirene e sognare insieme. E ricameremo insieme trame dorate rubando la luce delle stelle intrecciati per sempre in un abbraccio d'amore.
Copyright ©Sofia
 Così ti vedo...
Così ti vedo come onda del mare a volte dolce posarsi sulla mia spiaggia A volte in tempesta cerchi altri scogli Sfuggi i tramonti infuocati cercando un'isola che non esiste rincorrendo i tuoi sogni che non mi appartengono cercando l'amore in altre spiagge in altri lidi lasciandomi sola con i miei pensieri che volano al vento scivolando come brezza leggera sul mare dei ricordi Onda che si spezza e si ricompone sei solo un'onda perenne che mai cessa di cercare una spiaggia illuminata dalla luna in una notte che non finisce mai
Copyright ©Sofia

a te solitario amore...
A te solitario amore dedico questo canto nell'attesa di vederti ancora qui con me Non sempre restare soli vuol dire non amare Le frasi d'amore nascono dal profondo del cuore S'immergono nelle nuvole ovattate dei pensieri Volano in alto verso il cielo s'immergono nel mare della mente Accordano lo strumento per cantare un inno d'amore Parole di un cuore innamorato sussurro felice e incompreso che salgono lente e attendono solo di essere ascoltate.
Copyright ©Sofia
 Il sapore amaro di un addio
Il sapore amaro di un addio di parole dette non volute di pianti repressi e inariditi Mi ricorda il profumo del mare in tempesta il lento scandire delle ore quando ti aspettavo e il veloce passare del tempo quando ti incontravo. Una storia è sempre una storia importante anche quando è finita Un amore è sempre un ricordo importante anche quando non esiste che dentro al tuo cuore.
Copyright ©Sofia

Dipingi la vita
Dipingi la vita con la tua fantasia rincorri le fate nei boschi Dipingi le stelle nel cielo Corri a perdifiato per i campi del mondo Raccogli i tuoi sogni gettali al vento o tienili stretti non lasciarli scappare Credi nelle fate nella magia di un tramonto nel mare alla sera nell'amore negli amici Afferra quell'attimo non farlo fuggire non farlo andar via Vola come una farfalla Uccidi i tuoi draghi Vivi sempre intensamente la tua magica e meravigliosa vita Copyright ©Sofia
In silenzio
Non sempre dire ti amo descrive l'amore a volte il silenzio le parole non dette parlano al cuore Gli sguardi che dicono più delle parole come scintille impazzite di un fuoco che mai potrà spegnersi. Il silenzio a volte raggiunge le stelle le accende ad una ad una esprime i desideri cavalca le onde supera le montagne vola nei cieli Non sempre l'amore si esprime parlando Il silenzio urla il dolore in silenzio a volte si ama.
Copyright ©Sofia
Insoliti gabbiani
Ho visto fuggire un gabbiano laggiù in fondo al mare volava e planava verso la mia isola che non riesco a raggiungere Sbatteva le ali controvento come se fuggisse al suo destino impaurito e stanco Un gabbiano nel freddo vento invernale volava e planava per raggiungere la mia isola L'isola dei sogni che mi appare ogni notte mentre sogno ad occhi aperti e mi appare in un alone magico irreale Il gabbiano e l'isola felice che portiamo tutti nel cuore L'anima che vola per fuggire i pensieri Il cuore che batte solo d'amore noi siamo soli coi desideri insoliti gabbiani che cercano un'isola felice su cui posare le loro ali
Copyright ©Sofia
Un cuore alla deriva
Come naufrago su un mare di sogni sento che il mio cuore sta andando via sfuggendo i momenti e gli istanti gettando via i ricordi come un naufrago su un battello scosso dalle onde senza timone senza saper dove andare Inconsapevole naufrago in un mare di desideri vago senza meta e confini arrivero' forse in quell'isola che cerco da molto tempo... Intanto le onde mi cullano in movimenti lenti e sinuosi portandomi al largo in un viaggio senza ritorno nel vortice dei miei pensieri
Copyright © Sofia
Nell'ovattata nebbia dei miei ricordi
Nell'ovattata nebbia dei miei ricordi
mi appare come un sogno
improvvisa la luce del tuo sguardo
che si posava accarezzandomi dolcemente
come luce leggera del sole che sorge
laggiù nell'improvviso chiarore
di albe che sorgono dal mare
a rincuorare gli animi inquieti....
Un ricordo emerso dal passato
mi avvolge in spirali lente
con struggente tenerezza
simile alle onde di una marea
che coprono lentamente gli scogli
che piano piano scompaiono
per ritornare vittoriosi
a svettare in mezzo al mare
piccoli baluardi dei sentimenti
che non muoiono mai.
Copyright ©Sofia
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July 02
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e l'Ordine della Fenice
(Harry Potter and the Order of the Phoenix, UK/Usa, 2007) Regia di David Yates con Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson,
Helena Bonham Carter, Robbie Coltrane, Ralph Fiennes Warner Bros, fantasy Uscita 13 luglio
Il quinto episodio della saga campione di incassi creata da J.K. Rowling.
In Harry Potter e l'Ordine della Fenice, Harry torna a Hogwarts
per il quinto anno di corso e scopre che gran parte della comunità
dei maghi si rifiuta di credere al suo incontro con il malvagio
Lord Voldemort. Mentre l'autorità del preside Albus Silente
viene messa in discussione dal Ministero della Magia
- a cui si contrappone l'Ordine della Fenice
- Harry deve correre ai ripari.
Con l'aiuto degli amici Hermione e Ron,
organizza una riunione segreta e fonda
l'Esercito di Silente, preparando così
i coraggiosi giovani maghi per la battaglia che li aspetta.

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Harry Potter e il
Principe Mezzosangue
|
Harry Potter e
l'Ordine della Fenice
|
Harry Potter e il
Calice di Fuoco
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Harry Potter e il
Prigioniero di Azkaban
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Harry Potter e la
Camera dei Segreti
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Harry Potter e la
Pietra Filosofale |
| | | June 27
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.....Coltivare il giardino interiore.....
IL GRAMMATICO E IL DERVISCIO
In una notte senza luna un derviscio, passando
vicino a un pozzo prosciugato, sentì un grido:
una voce cavernosa chiedeva aiuto. "Chi è laggiù?",
chiese il derviscio, sporgendosi.
"Sono un grammatico e, poiché non conosco
la strada, sono caduto inavvertitamente in questo
profondo pozzo dove mi trovo ora, praticamente
immobilizzato", rispose la voce.
"Tieniti, amico, vado a prendere una scala e corda",
disse il derviscio.
"Un momento, prego", rispose il grammatico.
"La tua sintassi e la tua pronuncia sono difettose;
ti prego di correggerle".
"Se questo è così importante per te, più importante
dell'essenziale", gridò il dervisio, "allora è meglio che
tu rimanga lì dove sei finché io non imparo a parlare
correttamente".
E proseguì per la sua strada.

| June 23
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La notte di San Giovanni
SAN GIOVANNI: 24 GIUGNO
la notte delle streghe
LA STORIA:
Il 24 giugno è il giorno dedicato a San Giovanni Battista, predicatore e profeta del primo secolo a. C.,
più volte ricordato nei Vangeli per aver preannunziato la venuta del Messia.
Nato dal vecchio sacerdote Zaccaria e da Elisabetta, all’annuncio della sua nascita
e dell’imposizione del nome di Giovanni, da parte dell’angelo Gabriele,
il vecchio Zaccaria perdette la favella per riacquistarla solo dopo la circoncisione del figlio per intonare il "Benedictus".
L’infanzia e la giovinezza di Giovanni, probabilmente,
vissute nel deserto come nomade, hanno maturato in lui il desiderio della divulgazione della fede
tanto che in età non più giovane, vestito di una tonaca rossa di pelo di cammello
comincia la predicazione come profeta dell’avvento del Messia scagliandosi pesantemente contro i Farisei.
Erode Antipa lo fa arrestare per aver denunciato le nozze incestuose e adultere con Erodiade moglie,
prima, di suo fratello Erode Filippo.
Con Erode Antipa, Erodiade mise al mondo
una figlia alla quale fu messo il nome di Salomè
e che, indotta dalla madre, dopo aver danzato per il padre,
chiese come compenso la testa di Giovanni; era il 24 di giugno.
La testa di Giovanni le fu portata su un vassoio ed era ancora vivente.
San Giovanni Battista giovane
Opere di Merisi
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ARTEMISIA
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RUTA
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AGLIO
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IPERICO |
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| Le tradizioni
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Le lumache di San Giovanni Le lumache vengono condite con aglio, pomodoro e peperoncino.
Le noci
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di San Giovanni
"... unguento unguento mandame alla noce de Benevento supra acqua et supra vento et supra omne maltempo ".
Il noce è l'albero attorno al quale si riuniscono a convegno le streghe nella notte di San Giovanni. E' proprio in questa notte che si devono raccogliere dall'albero le noci, dette appunto di San Giovanni, per la preparazione del nocino, il liquore ottenuto dall' infusione delle noci ancora immature nell'alcol per qualche settimana, assieme a qualche aroma speziato come la cannella e i chiodi di garofano. Il culto del noce come "albero delle streghe" è di origine druidica. L'albero del noce era considerato sacro per le streghe ma non per i contadini che lo piantavano a distanza dagli altri alberi da frutto perchè era radicata la credenza che questo albero ermafrosita, che puo' raggiungere anche i 300 anni di età, fosse velenoso e che la sua influenza negativa contagiasse il terreno su cui poggiava. Da qui l'usanza di piantarlo a distanza dagli altri alberi del'orto.
Le erbe di San Giovanni:
iperico (scacciadiavoli anti malocchio. I suoi petali rossi erano ritenuti pregni del sangue del santo), aglio pianta che protegge dalle creature malefiche. ( Il nome sanscrito dell'aglio significa infatti "uccisore di mostri"), artemisia (assenzio volgare consacrata a Diana-Artemide) la verbena ( simbolo di pace e prosperità) e la ruta detta anche "erba allegra", perché è un'efficace talismano contro il maligno). |
È quasi impossibile districarsi in poche righe in secoli di miti e leggende che a vario titolo vedono protagonista il profumato, leggiadro quanto misterioso albero del noce. Diamo uno sguardo generale al tema della mitica notte di San Giovanni ad esso collegata, per poi vedere nel dettaglio le tradizioni, i presagi e i detti popolari che si tramandano localmente nella Bassa emiliana. Possiamo partire dal legame, vero o presunto, tra noce, in latino nux, e la notte per eccellenza, quella di San Giovanni, nox. E' questa una notte densa di significati esoterici, che nelle culture italiche e nordeuropee ha sempre ricoperto un alone di mistero, mescolando credenze sacre e profane. Appuntiamo solo che la terza decade di giugno in tutte le culture è un periodo di trapasso, di passaggio da una stagione ad un'altra, dove chiari sono i significati salvifici e ancestrali: il solstizio d'estate è legato al mito del sole, del ciclo vegetativo, della purificazione e rigenerazione. Non a caso per tradizione streghe e demoni presenziano alla magica e per certi versi inquietante notte di San Giovanni, metamorfosi cristiana di antichi riti romani e di area celtica, a cui sempre rimanda l'albero del noce. Ma perché la festa del santo cade nel solstizio destate? C'è chi azzarda una risposta collegando la celebrazione della nascita di San Giovanni Battista, annunciatore di Cristo il quale invece viene al mondo nella mezzanotte del 24 dicembre, in pieno solstizio invernale. Altre teorie collegano San Giovanni al passaggio dei morti, che gli antichi ritenevano avvenisse in questo periodo critico di transizione stagionale. Di certo ci sono i riferimenti ai riti di purificazione, il Battista e quindi l'acqua battesimale e la rugiada. Lo stesso nomeJohannes, Giovanni, viene messo in collegamento con Janus, Giano bifronte e }anua, la porta d'entrata. Presso i Romani, come testimonia Plinio il Vecchio, in questo momento del calendario era una festa simile ai Saturnali: cadeva il divieto del gioco d'azzardo e la popolazione dell'Urbe si scatenava nel canto e nel vino. Plinio appunta poi nella sua"Naturalis Historia"che"chi per avventura dormisse sotto un noce, ne accoglierebbe in sé la potenza, ma risvegliandosi al mattino non potrebbe liberarsi da un insano e demoniaco influsso". Per tutta l'antichità classica il noce fu una pianta sacra, dedicata nientemeno che a Giove. Del GlansJovis, troviamo citazioni in Plinio, Marrone, Teofrasto, Virgilio, Ovidio, ed anche, nella Cristianità, all'interno del Cantico dei Cantici. Ai Longobardi si deve probabilmente il rapido trasferimento dei riti e delle saghe nordiche nel centro Italia (Spoleto) e a sud (Benevento). Nel Medioevo nella "notte di mezza estate" si mangia, si beve e si danza. A Roma tra le basiliche di Santa Croce e di San Giovanni nella notte della vigilia si accendevano fuochi, i famosi fuochi di San Giovanni, aspettando il passaggio delle streghe. Assieme al fuoco purificatorio, era per contro celebrato anche il potere fecondativo della rugiada, in reggiano, la guàsa ad San Zvàn. In quella notte giovani donne si sdraiavano sull'erba umida e si davano a riti e a pratiche irregolari, in nome della fertilità. Lo Stato Pontificio le contrastò per secoli, arrivando anche ufficialmente a vietarle con bolle papali :
"...proibiamo a qualsivoglia dell'uno e l'altro sesso di portarsi in detta notte fuori delle porte della città...sotto qualsivoglia pretesto che possa recar scandalo...Comanda a tutti gli Osti e Bettolieri che nella vigilia di detto Santo debbano tener serrate le loro Osterie e Bettole dalle tré ore della notte alle dieci del giorno seguente...". Il divieto non spense mai questa radicatissima festa tradizionale fino a che nel 1872, a due anni dalla breccia di Porta Pia, i sabaudi proibirono la festa notturna all'aperto, senza però chiudere le osterie, dove la festa sopravvisse tra lo scampanio dei campanacci scaccia streghe, i canti, il vino, il gioco della morrà, e le lumache nel piatto. La chiocciola è il simbolo lunare per eccellenza, indicando la rigenerazione perpetua con i suoi cornetti retrattili e l'apparizione o scomparsa nel guscio, proprio come fa la luna nel cielo.
IL FOLCLORE:
La festa del 24 giugno era solennizzata con fuochi, falò ed altri riti un tempo collegati agli antichi culti solari
giacché la festa cade nel solstizio d’estate, tempo di mietitura e con chiaro riferimento
alla simbologia del fuoco e alle sue funzioni purificatrici e propiziatrici.
Virgilio nelle "Bucoliche" rievoca, in tale giorno gli Ambarvalia, antichi sacrifici resi a Cerere,
la dea delle messi, durante l’antica festa romana per purificare le messi
e allontanare i cattivi influssi; gli Ambarvalia consistevano nel sacrificare un maiale,
una pecora e un toro dopo averli condotti, in processione, tre volte, intorno alla città.
Come nella notte di Natale anche nella notte che precede il 24 giugno,
che si passa vegliando, si crede che avvengano meraviglie e prodigi
tanto è vero che la notte che precede il giorno di San Giovanni
è detta "la notte delle streghe": il 23 giugno,
periodo in cui la luna è in fase crescente,
nell’antichità si credeva che le streghe, a cavallo delle loro scope,
sorvolassero la Basilica di San Giovanni per radunarsi in un grande sabba annuale.
Tra le streghe, la leggenda vuole che ci siano anche Erodiade
e sua figlia Salomè condannate a vagare per il mondo su una scopa
per espiare la colpa di aver fatto decapitare San Giovanni.
Chi crede alla leggenda adotta accorgimenti tali da non far entrare
nelle case le cattive maliarde mettendo davanti all’uscio di casa del rosmarino,
ginepro, alloro e ulivo benedetto, oppure dell’aglio come antidoto
contro i malefici e come erba portafortuna e porta ricchezza o, ancora,
un mazzetto di "erbe magiche" formato da iperico, artemisia, ruta, menta e salvia.
L’iperico è detto anche "erba di San Giovanni",
una piantina perenne e tappezzante dai bei fiori gialli che sfregati
tra le dita emettono un umore che colora la mani di rosso
e perciò viene detta anche "sangue di San Giovanni";
l’artemisia, invece, avrebbe proprietà contro il malocchio;
la ruta chiamata anche "erba allegra"avrebbe proprietà curative;
la menta, soprattutto se bagnata dalla rugiada della notte di San Giovanni,
garantirebbe lunga vita come pure la salvia.
Una tradizione che va via via scomparendo è l’usanza del piatto di lumache
mangiato per evitare litigi e tradimenti
Si riteneva che i quattro cornini delle lumache potessero essere fonte di discordia
e quindi correva l’obbligo di nasconderli nello stomaco per bloccare
tale rovinosa opportunità e poiché il piatto di lumache è piuttosto pesante accompagnarlo,
per migliorarne la digeribilità, con un buon bicchiere di vino bianco, frizzantino e fresco è l’ideale.
Midsummer dance
Anders Zorn
Da secoli in Europa ogni 24 giugno cesti di vimini contenenti animali vivi
vengono gettati nelle fiamme, e bruciati. Quest'usanza, sopravvissuta nelle campagne europee
fino a qualche decennio fa, risale probabilmente ai Druidi
e ad antichissime tradizioni pagane, ricollegandosi ai culti della fertilità
della Grande Madre e forse anche a quello di Cibele.
È molto significativo che gli animali sacrificati siano tutti predatori del topo:
volpi, serpenti, gufi, e - soprattutto - gatti.
Nessuna cerimonia, in nessuna parte d'Europa,
prevedeva il sacrificio di topi, che pure dovevano costituire
una popolazione numerosa nelle campagne e nelle città,
Nell'isola di Bali, invece, questo sacrificio avviene,
ma è seguito da un'eloquente cerimonia:
i topi che devastano le risaie sono presi in gran numero
e bruciati come si bruciano di solito i cadaveri; tra essi,
però, due vengono risparmiati, e ricevono in dono un pacchetto di lino bianco.
"La gente si prostra davanti a loro come fa con gli dei, e poi li lascia andare" annota il Frazer.
Ogni anno, il 24 giugno, Firenze celebra la festa del suo santo patrono,
San Giovanni, con una serie di manifestazioni che coinvolgono tutta la città. La mattina del 24 giugno, il Corteo Storico si reca da Piazza della Singoria al Battistero
per offrire i ceri al patrono. Segue la messa solenne
con l'ostensione della reliquia del Santo. A conclusione, la sera del 24, sul Piazzale Michelangelo
si tengono i fuochi di San Giovanni, che richiamano una grande folla soprattutto sul Lungarno.
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